Wednesday

Wednesday, di Alfred Gough, Miles Millar & Tim Burton, con Jenna Ortega, Luis Guzmán, Catherine Zeta-Jones, Thora Birch, Hunter Doohan, Christina Ricci, Steve Buscemi (USA, 2022, S2, E16). In visione su Netflix.

L’equivoco di fondo, abilmente sfruttato da Netflix, è che Tim Burton sia l’autore di Wednesday. In realtà, il Nostro firma solo la regia di alcuni episodi (tra cui l’ultimo della seconda stagione) senza occuparsi né della scrittura né della direzione artistica. Wednesday è una serie ispirata alla celebre saga degli Addams, per la quale Netflix ha chiesto a Burton di essere semplicemente il frontman. Nulla di personale, insomma. La stessa rappresentazione stereotipata degli outcast, di cui Mercoledì e la sua famiglia fanno parte, risulta poco originale: lo sguardo che Burton, in passato, posava sui “diversi” e sui “marginali” aveva tutt’altra intensità. In questa serie – realizzata indubbiamente con grande cura – c’è il suo zampino in quanto regista ma la confezione è il frutto del lavoro di una corporate.

I fan di lunga data come me, cresciuti a pane ed Edward Scissorhands, notano questo cambio di rotta e ne restano, istintivamente, un po’ delusi. Tuttavia qualche ragione c’è. Tim è invecchiato, non lavora più con i collaboratori di un tempo e ha compiuto – in maniera del tutto legittima – scelte meno autoriali, più in linea con le produzioni contemporanee. Se ci pensiamo bene, anche noi siamo nel frattempo invecchiati e non c’è ragione di pretendere che il Nostro sia lo stesso di trent’anni fa. Come se ideali e interessi dovessero restare immutati per sempre.

Wednesday può piacere o meno (a me solo discretamente: è un buon passatempo, nulla di più), ma la serie va considerata come il risultato del lavoro di un’équipe in cui Burton rappresenta solo il nome di punta, necessario per attirare l’attenzione mediatica e vendere il prodotto finale.

È il mercato, bellezza, e noi non possiamo farci nulla. Nemmeno Tim.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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