Col tempo sono giunto a una conclusione: è meglio che i parenti, congeniti e acquisiti, non abbiano accesso ai miei scritti. Cerco, per quanto possibile, di evitare che riescano persino a rintracciarmi. La ragione è semplice: scrivere ci espone, ci rende vulnerabili, lascia intravedere le parti più tenere (anche quando si parla di cinema o, nel tuo caso, di danza e teatro): certa gente non aspetta altro che giudicare, sapendo di poter ferire. I commenti sprezzanti degli estranei non mi toccano più di tanto, basta bannarli e non ne resta segno. Invece, la curiosità malsana di chi ci è vicino porta sempre a intromissioni indebite e a critiche fuori luogo. Possono davvero far male, tuttavia non è questo il punto. Io trovo che non ci sia nulla di più irritante che mettersi a spiegare per filo e per segno, quindi a giustificare, ogni singola parola. In tali circostanze, mi sono risparmiato il fastidio di rispondere a quelle che sembravano pure e semplici provocazioni. Non vedo il motivo per cui dovrei rendere conto di ciò che scrivo. La verità è che certe persone sono come rifiuti tossici che inquinano il libero pensiero. E allora via, sciò, raus, girate al largo, impiccioni e rosiconi!
(16 ottobre 2025, corrispondenza personale. Photo by Pim)








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