“Passeremo tutti. Tra cinquant’anni noi saremo tutti sotto terra. Ci saranno nuovi volti sotto un cielo eterno. E ho voglia di dire a tutti quelli che sono ancora vivi: Scrivete, scrivete di più! Fermate ogni istante, ogni gesto, ogni sospiro. Non solamente il gesto, ma anche la forma della mano che l’ha compiuto; non solamente il sospiro, ma anche il disegno delle labbra che l’hanno emanato. Non trascurate le cose esteriori. […] Annotate le cose con grande precisione. Non esiste niente che non abbia importanza […]. Il colore dei vostri occhi, della lampada, del tagliacarte e i motivi della carta, la pietra preziosa dell’anello preferito, tutto questo fermerà il corpo della vostra anima, della vostra povera anima, abbandonata nell’immensità del mondo.”
(Marina Ivanovna Cvetaeva, prefazione alla raccolta Da due libri)
Il mondo ha smesso di essere teatro di azioni e passioni. È diventato un fondale inerte dove fluiscono messaggi per lo più inutili, informazioni prive di valore, in cui le relazioni si riducono a contatti estemporanei. Proprio per questo motivo, ora più che mai, la scrittura rivela il proprio potere salvifico. Scrivere significa dare consistenza alla nostra esistenza effimera. Attraverso la pratica della scrittura ci rendiamo testimoni del nostro essere-nel-mondo e facciamo in modo che niente vada perduto nel corso inesorabile del tempo.








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