sulla poltrona, seduta al mio fianco, c’è una signora sulla sessantina, legge un libro, succhia una caramella, si aggiusta gli occhiali sul naso, arriccia le labbra, fa una smorfia, sospira, deglutisce, la mano sfiora la tempia, si ravvia i capelli, sospira di nuovo, incurva la schiena, le palpebre si chiudono, la testa inizia a ciondolare, si assopisce, le pagine si srotolano una dopo l’altra tra le dita, riapre gli occhi sull’ultima di copertina, sfoglia al contrario la storia, come per riavvolgerla, si passa la lingua sulle labbra, scuote la testa, chiude il libro, alza lo sguardo al di sopra degli occhiali, trattiene un attimo il respiro, fuori piove con il sole

2 risposte a “La manutenzione dei cactus”

  1. Avatar Cinzia*

    originale il tuo racconto… anche iniziarlo con la lettera minuscola…

    non mi piacciono molto i cactus… ma ammiro la loro capacità di sopravvivere in condizioni estreme…
    simboleggia forza… perseveranza… resilienza e amore duraturo…

    buona notte Pim! 🙃✨

    1. Avatar Pim

      Grazie Cinzia. Più che un racconto è una sequenza in presa (quasi) diretta.
      … I cactus sono anche delle robe spinose che si guardano a distanza e si dice: boh!
      Ciao, a presto.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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