Le città di provincia fanno una strana impressione. Mi trovo lì, sulla linea di confine tracciata dalle mura medioevali che le circoscrivono e non so mai trovare un varco, una porta d’accesso. Nascondono e proteggono un’anima sottile che mi sembra di conoscere e che, invece, muta ad ogni stormir di fronda.
Vedere di nuovo Jesi mi sembra come entrare in una stanza chiusa a chiave da secoli. Appare diversa da come la ricordavo, più minuta, più raccolta. Piazza Federico II, San Settimio, via Pergolesi, il Palazzo della Signoria, l’Arco del Magistrato, la Fontana del Leoni, il Teatro e il caffè. In realtà è la memoria che distorce i riferimenti spaziali, talvolta li amplifica, più spesso li rimpicciolisce. Forse è anche il mio sguardo ad essere cambiato, ad essersi intanto aperto verso panorami più estesi. Ad ogni modo, è passato un sacco di tempo e adesso non è il caso di ragionarci troppo su. Meglio togliersi la fame da dosso con una crescia e un boccale di birra.
(photo by Pim)








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