Qui, le luci dei lampioni schizzano di lucido l’asfalto delle strade. Sulle tue finestre l’aurora già rischiara l’aria di rosa. Forse dormi ancora. O stai prendendo il tè. Non lo so.

Ripenso alle parole che mi hai scritto stanotte. Mi lascio prendere dall’amore che sopraggiunge. Affascinato, sopraffatto dalla commozione, non mi rivolgo domande di cui ignoro la risposta. Apro semplicemente le braccia per accoglierti nel cuore, ritrovando quella parte di me rimasta così a lungo separata.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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