L’umidità si condensa in microscopiche goccioline che si depositano sul parabrezza.
La coda si perde dietro la curva, dove uno stupido semaforo vernicia di rosso l’asfalto.
Sbadiglio, e i pensieri sbandano tra i tubi di scappamento e la collina annebbiata.
A cosa serve imparare le poesie, chiedevo a mia madre ogni volta che la maestra elementare me ne propinava una.
A esercitare la memoria, mi rispondeva invariabilmente lei. Per quel che mi riguarda, però, non credo sia servito a molto.
L’unica che ricordo è San Martino – chissà perché.
Comincio allora a declamarla con tono aulico alla Gassman, e la termino con la vocetta stridula del vecchietto sdentato dei vecchi western.
Rido da solo per questo improvvisato numero comico, incurante degli sguardi perplessi di cui mi degnano gli altri automobilisti…

La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

(G. Carducci)

8 risposte a “San Martino”

  1. Avatar Guizzo

    A scuola ci fan studiare molte poesie, eppure, chissà perché, questa è probabilmente quella che più di altre ci si ricorda…

  2. Avatar Pim

    Ah, se è per questo, molto meglio Fiorello che quel trombone di Carducci. “La nebbia agl’irti colli / oh-oh-oh-oh-oh…”

  3. Avatar montgolfier

    a me questa piace tantissimo
    sullo studiare a memoria, con l’età (ironicamente) ho cambiato idea.
    da studente mi sembrava una solenne inutilità, come se esercitare la memoria avesse meno valore del ragionamento
    credo adesso che ci sia (debba) essere complementarietà
    le parole delle poesie a memoria, se le impariamo di voglia, ci si imprimono dentro, forse fanno un qualche lavoro carsico, credo, dentro.
    Un saluto
    Mont

  4. Avatar dragor
    dragor

    Cerca di copiare Verlaine, solo la forma è un po’ più antiquata… 🙂
    dragor (journal intime)

  5. Avatar Prishilla

    Io mi ricordo solo Pastori d’Abruzzo: settembre andiamo, è tempo di migrare…
    Forse è per questo che ogni anno a settembre mi viene voglia di trasferirmi ai tropici? mi si sarà impresso qualcosa dentro?? 😉

  6. Avatar Pim

    Hai ragione, Mont. Una volta si diceva che la memoria va esercitata. Io ho sempre fatto molta fatica (scordavo persino le parole delle piccole canzoni che scrivevo, figurati!), però le parole mandate a mente esercitano un lavoro interiore, ci plasmano, ci rendono (talvolta) migliori…

  7. Avatar Pim

    “Settembre andiamo, è tempo di migrare”… Ecco, per me è finita così, non ricordo una virgola in più (se non era per te, neppure il titolo). Come “Né più mai toccherò le sacre sponde
    ove il mio corpo fanciulletto giacque,
    Zacinto mia, che te specchi nell’onde
    del greco mar da cui vergine nacque Venere”… E poi? Boh…

  8. Avatar Genny.c

    Ma abbiamo studiato tutti alla stessa scuola?? ;)))
    Io ricordo di aver studiato a memoria
    “Zante” – “Il 5 maggio” e “San Martino”. Quest’ultima la ricordo soprattutto perchè è il giorno in cui si cucinano i dolci tipici di “San Martino”… :)))

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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