Il_mio_migliore_amico François Coste è un mercante d’arte di successo, frequenta molta gente, la sua agenda è piena di appuntamenti, tuttavia conduce una vita isolata. Durante una cena di compleanno, la socia gli lancia una scommessa: presentarle entro dieci giorni il suo migliore amico. La vincerà grazie all’aiuto del taxista Bruno, persona socievole ma altrettanto sola. A dispetto delle premesse, l’elogio dell’amicizia si ferma all’assunto e appare freddamente programmatico.

Leconte, altrove regista interessante, confonde qui la leggerezza con la superficialità, la semplicità con il semplicismo. La trama sciorina un repertorio di passaggi artificiosi, in cui si muovono con qualche affanno personaggi caratterizzati in modo forzato, per rifugiarsi in un prevedibile lieto fine. Non basta l’indubbia bravura dei protagonisti (più Boon che Auteuil) ad animare un film sostanzialmente spento, vagamente risaputo. La mia sensazione è che il Cinema francese sia inopinatamente entrato in una fase critica: le idee originali latitano e gli autori hanno smarrito la verve necessaria per raccontarle.

Il mio migliore amico (Mon meilleur ami) di Patrice Leconte con Daniel Auteuil, Danny Boon, Julie Gayet (Francia 2006, 95’)

2 risposte a “Il mio migliore amico”

  1. Avatar dragor

    Caro Pim,
    il cinema francese è il primo d’Europa come quantità e questo puo’ dare l’impressione che ci sia uno scadimento della qualità. In realtà si fanno ancora dei buoni film, ma è difficie reperirli. Pensa, per esempio, all’antica troupe dello Splendid: Gérard Jugnot, Josiane Balasko, Anémone, ecc. Sono ottimi attori diventati anche registi con risultati in alcuni casi straordinari. Poi ci sono i film d’azione come la serie Taxi di Gèrard Pirès, spettacolari anche se manca un attore come Belmondo e gli eredi non sono al suo livello. L’emergente James Huth al suo esordio ha sfondato cion Brice de Nice, un film già mitico.
    Quello che mi sembra in crisi è il cinema italiano. Fino agli anni 70 era il primo d’Europa. Adesso ogni tanto prendono un Oscar, ma la produzione media è mediocre…
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Sono un appassionato di Cinema francese, ma gli ultimi film che ho visto mi sono sembrati poco brillanti (cito ad esempio Coeur di Resnais, Carrère, l’ultimo Rohmer). Forse, mi pare di coglierlo dalle tue parole, è in atto un ricambio generazionale che spero dia frutti all’altezza dei precedenti.
    Sul Cinema italiano, che dire… la crisi è ormai endemica…
    Ciao Dragor.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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