(Annotai il racconto che segue nell’estate del 2000; lo rividi successivamente, in più riprese, però mai in maniera conclusiva. Erano intanto accaduti alcuni fatti che mi avevano reso estranea l’atmosfera di complicità che volevo descrivere. Per questo motivo non intendevo renderlo pubblico: anzi, per un certo tempo, lo dimenticai persino. Ora mi si presenta l’occasione per liberarmene definitivamente. Lo faccio volentieri.)

Laiguille_creuse_4 Siamo partiti di buon’ora da Le Havre alla volta di Etretat. Il tempo è incerto, pioviggina a tratti. Durante il percorso, tra una chiacchiera e l’altra, mi torna alla mente un particolare: << Ma sì, Etretat… L’Aiguille Creuse, il rifugio segreto di Arsenio Lupin… Come ho fatto a non ricordarmene prima >>. Giulia mi guarda: << Eh? >>. << Arsenio – o meglio, Arsène – Lupin è un ladro gentiluomo inventato ai primi del ‘900 da uno scrittore francese, Maurice Leblanc. Lo so perché fu il protagonista di una serie di telefilm trasmessi dalla Rai negli anni settanta. L’attore che lo interpretava si chiamava George Descrières, della Comédie-Française. E poi aveva un segretario di nome Grognard che piaceva a mia sorella… >>. << Caspita, che memoria >>. << Eh, tu sai bene che quando s’invecchia… >>. << Alludi? >>. << Ma no, figùrati… >>. << Certo. E Lupin si nascondeva a Etretat? >>. << Sì, nell’Aiguille Creuse. Uno scoglio solitario in cui aveva fatto costruire un rifugio inaccessibile. E qui accumulava tutte le ricchezze che rubava sfruttando l’abilità nel travestirsi. Nelle casseforti svaligiate lasciava sempre il suo biglietto da visita. Per questo veniva chiamato ladro gentiluomo >>. << Adesso lascerebbe la firma su un assegno scoperto >>.

Etretat si presenta come una signorile località balneare dalle case con i tetti in ardesia adagiata in una tranquilla insenatura. Tra i numerosi eleganti hôtel ne scopro uno sulla cui insegna campeggia, per l’appunto, il nome di Lupin. La zona è racchiusa tra le verdi colline normanne e le bianche scogliere d’Amont e d’Aval, che la delimitano a nord e a sud. Dalla sommità, nonostante il cielo grigio ed il forte vento, il colpo d’occhio è notevole. L’Aiguille Creuse emerge dal mare a poca distanza dalla falesia d’Aval. Appare come una sottile guglia, alta un centinaio di metri, cava al suo interno. << I fans di Lupin vanno matti per questa storia >>, riprendo il discorso mentre scatto qualche fotografia. << Qui a Etretat ci vengono come fosse Lourdes. Ne accenna Eco nel “Pendolo di Foucault”. Che ovviamente tu… >>. <<… Che ovviamente io non ho letto, va bene. E adesso mi accuserai di nuovo di non aver nemmeno finito “Il nome della rosa”… >>. << No, non lo dico più. Giurìn giuretta. Però, ammettilo, tu leggi soltanto libri di matematica >>. << Non è vero. Anche di fisica >>.

7 responses to “L’Aiguille Creuse”

  1. Avatar Fabio

    Quanti libri avrei voluto leggere e non ho letto…il lavoro, la famiglia, il sindacato. Però, veramente suggestivo questo posto! A presto, Fabio

  2. Avatar Gloria
    Gloria

    Complimenti !!!

  3. Avatar pinky06

    Ciao Pim,
    ho l’impressione di essere lì anch’io. Bello!
    Pinky

  4. Avatar anecòico

    Niente male. Tra l’altro ho notato che il tuo post si sposa bene con il secondo movimento del Notturno op. 9 di Chopin, che sto ascoltando proprio ora. Più di così!

  5. Avatar Pim

    Speriamo che Chopin non lo venga a sapere!
    🙂

  6. Avatar lizaveta
    lizaveta

    ahhhhhhhhh,fantastico questo libro,
    in assoluto uno tra i miei preferiti assieme a pochi altri,grazie mille per le righe che hai scritto.

  7. Avatar Pim

    Ciao Lizaveta, grazie a te per essere passata di qua.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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