Appassionarsi e nutrire aspettative sono due cose pericolose. Ci si può far male, o anche molto male. Non solo nei processi.
(Gianrico Carofiglio, Testimone inconsapevole)
Appassionarsi e nutrire aspettative sono due cose pericolose. Ci si può far male, o anche molto male. Non solo nei processi.
(Gianrico Carofiglio, Testimone inconsapevole)
Proprio in questi giorni sto leggendo “ad occhi chiusi” di questo autore.
Per la verità di giorni me ne servono pochissimi perchè è veramente bello, scorrevole e molto perloso (ricco di piccole perle di saggezza).
; )
Penso che sia più perciloso nutrire aspettative che appassionarsi. Uno si può anche appassionare senza sperare per forza che l’oggeto della sua passione vada a compimento. Ma una vita senza passione non riesco ad immaginarla. Per il rsto Carofiglio è bravo Ciao Giulia
Dovresti dirlo a Giacosa…
senza appassionarsi però, come si fa? tanto vale ibernarsi. Sul nutrire aspettative, bisogna vedere quanto si è pronti a gestire il fatto che non possano essere soddissfatte. Forse bisognerebbe farsi bastare che è la passione, il valore.
è un po’ come il bunjee-jumping: tutto si basa sulle emozioni che ricevi, ma ti fai la bua se l’elastico cede (l’elastico… ecco, cosa ho sempre dimenticato)
troppe aspettative = tante delusioni
poche aspettative = vita apatica
niente aspettativa = lavoratore atipico
é possibile amare qualcuno e non progettare di farlo anche l’indomani e l’indomani e l’indomani….!
ciao pim,
solo un saluto..
continuerò ad appassionarmi e a nutrire aspettative nonostante tutto..
bn pomeriggio
Senza passioni e senza aspettative che cos’è la vita?
A mio parere una passione ed una aspettativa, anche se non andate a buon fine, donano sensazioni, emozioni, ecc., aumentando l’esperienza che servirà a dare un valore aggiunto all’esistenza.
Ciao
Antonio
Lattuga: proprio stasera ho l’intenzione di cominciare “Ad occhi chiusi”. “Testimone inconsapevole” mi è parso gradevole, ben scritto, forse un po’ debole come trama.
Giulia, Montgolfier, Antonio: sono d’accordo con voi. Vivere appassionatamente è rischioso, ma è anche l’unico modo per sentirsi vivi. In quanto alle aspettative, beh, forse è meglio non averne troppe per non diventarne schiavo.
Guizzo: non ho ancora letto cosa dice Giacosa, lo faccio subito.
Kincob: hai ragione, ecco che cosa ho dimenticato. L’elastico!
Anecòico: è un sillogismo sui generis, ma purtroppo veritiero…
Mario: c’è una poesia di Prévert che dice più o meno “Mi ha detto che mi amava, sono felice perché non ha aggiunto che sarà per sempre”.
Lara: quando passi di qua mi fai piacere, ciao!
smetto di scrivere sennò mi si consumano gli occhi
a domani
e allora anche si e pericoloso, vale la pena vivere pericolosamente, e come scriveva dante “tout espérance envolé, reste le désir” oui, il desiderio anche quello di una vita che non avremo nemeno il corragio o il tempo di vivere…Le désir
O Pardon, ho scritto Dante senza maiuscola: Grazie d iperdonare anche i miei incurzione barbaresche nella vostra lingua
di carofiglio ti consiglio “il passato è una terra straniera”.
o meglio, ad essere sincera: sarei davvero curiosa di scoprire cosa citeresti di quel libri!
ciao prish
Appassionarsi è un sentimento personale, le aspettative sono negli altri… secondo me non hanno la stessa pericolosità… Ciao!
Sonia
http://turchia2007.blog.lastampa.it/
Non ti preoccupare, Elle, sei stata chiarissima. Ciao.
Grazie del consiglio, Prish, ne terrò sicuramente conto.
A presto.
In un certo senso è così, Sonia. Le aspettative che abbiamo sono spesso il riflesso di quelle che gli altri hanno nei nostri confronti.
Bel libro! Senza aspettative la vita diventa un esercizio matematico,e senza risoluzione comunque.

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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