Trasposizione cinematografica piacevolmente infedele all’opera di Mozart (il libretto è stato tradotto e parzialmente adattato da Stephen Fry). Esecuzione musicale eccellente, cantanti bravi anche sotto il profilo dell’energia recitativa. Si perde il simbolismo massonico (l’universo notturno del male dominato dalla Regina della Notte e quello solare di Sarastro, principe del Bene), viene introdotta una chiave più genericamente pacifista (l’azione è ambientata durante la prima guerra mondiale). I melomani storceranno il naso di fronte a qualche semplificazione di troppo (le prove iniziatiche di purificazione cui sono sottoposti Pamina e Tamino risultano in effetti poco comprensibili). Branagh si rivolge tuttavia ad un pubblico più vasto: magari meno colto ed esigente, ma senza preclusioni nei confronti di operazioni dinamicamente sganciate dalla tradizione. Qualche appunto piuttosto sulla grafica computerizzata, che in alcune parti (vedi la sequenza finale) non appare di qualità paragonabile a quella realizzata negli Usa.
The magic flute di Kenneth Branagh con Joseph Kaiser, Amy Carson, Benjamin Jay Davis, Silvia Moi (GB, 2006, 135’)







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