(Agosto 2003) Donegal_county

L’onda è una parete di cristallo opaco che cresce come il respiro di una balena. Il suo ampio movimento dal largo verso riva solleva e abbassa la prua di un peschereccio contro il filo dell’orizzonte. Bave fosforescenti si frangono sugli isolotti rocciosi che punteggiano il cielo nero. È il battito di cuore del mare irlandese, agitato come non l’avevo ancora visto. Nulla da spartire con il placido dondolio del Mare Nostrum. L’Atlantico, già severo quando sta quieto, in queste giornate di maltempo assume un aspetto sinistro.

La lampada di un faro pulsa ritmicamente sopra un promontorio. Raffiche nervose di vento scuotono tenaci arboscelli. La zona costiera dove ho fermato l’auto è alta, frastagliata, gli scogli interrotti da brevi strisce di sabbia, e si dissolve in una foschia lattiginosa. Sono gli spruzzi della schiuma portati dal vento che si mischiano ad una pioggerellina fitta e schiaffeggiano il volto e le mani. L’orologio segna le dieci della mattina di un’estate fino a ieri caldissima, come a memoria qui non si ricordava. Ma oggi, nella selvatica contea di Donegal, la luce è incerta, la visibilità scarsa. E fa freddo, decisamente freddo. Mentre una fastidiosa sensazione di umidità penetra fin sotto il maglione e rabbrividisce la pelle, rimpiango il tempo magnifico del Ring of Kerry e delle Aran. Ci fosse almeno un pub aperto, un irish coffee sarebbe l’ideale. Ma a quest’ora, tra Dungloe e Dunfanaghy, non c’è anima viva. Chiuso in automobile, il riscaldamento acceso, consulto le carte. La direzione è verso l’estrema punta nord di Malin Head, ma per arrivarci occorre inoltrarsi lungo una tortuosa successione di tracciati litoranei a strapiombo sul mare aperto. Sono pure in netto ritardo sulla tabella di marcia che avevo diligentemente preparato. L’acqua, il fango, le strade sconnesse mi hanno costretto a viaggiare con prudenza. Per non dire della guida a sinistra, che impone un’attenzione del tutto particolare.

Sul punto di ripartire, dietro la curva sbuca un gregge di pecore e montoni allo stato brado. È successo spesso di incontrarne, soprattutto nel Connemara. Li vedi brucare sul ciglio delle strade, oppure sdraiati nel bel mezzo della carreggiata, a fissare imperturbabili le automobili che sopraggiungono. Stavolta però mi circondano completamente, rendendo impossibile ogni spostamento. Alcuni scendono giù nella scarpata in cerca di qualche tenero germoglio. Altri si contendono i rari arbusti che affiorano dall’asfalto. Altri ancora sembrano attratti dalla mia presenza e scrutano incuriositi oltre i finestrini. Metto in moto, sperando che il rumore riesca a disperderli. Macché. L’arrivo improvviso di un’altra vettura, proveniente dal verso opposto, li raduna a ranghi ancora più stretti. Niente da fare. Devo rimanere qui, tra belati e scampanellii vari, incastrato in un presepe vivente fuori stagione. E intanto il pensiero vola a quei vacanzieri che, in questo preciso momento, stanno a rosolarsi pigri sotto il sole rovente del Mar Rosso…

(Nella fotografia: la fidata Peugeot 206, compagna di mille miglia percorse in terra d’Irlanda.)

6 risposte a “Donegal County”

  1. Avatar francesca

    ho vissuto quello che hai scritto ma…grazie alle tue parole

  2. Avatar Rosa Anna
    Rosa Anna

    l’irlanda degli scogli battuti dal vento e dei gabbiani, della verde pianura dello shannon e delle nuvole su dublino…
    Hai saputo rievocare l’esperienza di immersione totale nella natura con limpida semplicità afferrando il vero spirito di quella terra.

  3. Avatar Guizzo

    io sinceramente in quella situazione non invidierei troppo quelli del Mar Rosso.
    a me le vacanze in villaggio fanno venire il latte alle ginocchia.
    vuoi mettere un bel gregge di pecore in confronto al gregge del gioco aperitivo?

  4. Avatar anecòico

    Mi hai fatto venire la nostalgia per la verde Irlanda (si diceva forse della Scozia, ma tant’è…) in cui ho passato due indimenticabili estati. Dall’odore amarognolo e nauseabondo degli stabilimenti Guinness di Dublino al vento carico di iodio delle coste che si affacciano sull’Inghilterra, in quella sottile striscia d’acqua interrotta dall’Isola di Man. Quanti ricordi!
    Grazie, Pim!
    anecòico [CattivaMaestra]

  5. Avatar Agnès

    Buone vacanze (2007), Pim..

  6. Avatar Pim

    Anche a te, Agnès. A presto.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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