Un_paese_normale Da molti anni ormai ho un pensiero fisso: l’Italia come un Paese normale. Finalmente restituita alla politica, senza Cavalieri populisti e Professori papisti. Un’Italia diversa da quella di oggi, postdemocristiana ad oltranza, di cui Berlusconi e Prodi rappresentano le icone stinte. Il primo ha solo cambiato nome e inno alla Dc, il secondo gli invidia l’impresa e ci prova con il Pd. No. Non saranno loro a salvarci da questo pastone chiamato centrismo, che è solo immobilismo, conservazione, stagnazione. E mancanza di idee, coraggio, prospettive. Non diventeremo mai un paese almeno presentabile, se non futuribile, continuando ad invocare moderazione con le solite antiche litanie. La speranza di vedere un Paese finalmente normale rimane l’ultima a morire: basta che, come profetizzava quel tale, non si finisca per morire democristiani…

13 risposte a “Un Paese normale”

  1. Avatar stefy
    stefy

    quanta verita’ ! con poche sapienti pennellate hai creato un quadro perfetto.
    Ciao

  2. Avatar Sonia

    Hai ragione! Ci vuole gente nuova. Iniziamo a mandare a casa qualcuno… W il V-day!

  3. Avatar irenespagnuolo

    Spero con te Pim…ma moriremo disperati ?!????

  4. Avatar anecòico

    io ho il terrore di avere andreotti al mio funerale… 😛
    anecòico [CattivaMaestra]

  5. Avatar donnanonmoderna

    Hai ragione Pim, ma dobbiamo muoverci noi, non c’è altro da fare!…ciao
    Carmela

  6. Avatar Pierre
    Pierre

    Cambiate la capitale e la dotazione dei vostri eletti.
    Molte sono le ricette per crescere normali. Non sto ad elencarle perché più o meno tutti hanno capito quali sono. E poi basta guardare cosa fanno gli altri, in Europa per esempio. Una ricetta per ringiovanire e ripartire sarebbe semplicemente spostare la capitale. Passarla da Roma ad un’altra città italiana. Servirebbe a scrostare le vecchie abitudini, a rimettere a zero certi meccanismi di governo, a ridurre la burocrazia parassitaria che ci vive intorno da anni, a ridurre gli spazi e i privilegi. Proporrei poi una diversa dotazione del posto di lavoro e dello stipendio.
    Al posto dei lussuosi palazzi storici, proporrei un posto di lavoro virtuale fatto da un computer portabile, un mobile (con opzione satellitare per il capo), un’aula di riunione, un’ auto di categoria medio-utilitaria a disposizione.
    Stipendio fisso di non più di 5.000E/mese, con 30% in più per il capo.
    Questione :
    se cosi’ fosse, pensate veramente che a queste condizioni un Cavaliere, un professore, un Andreotti sarebbero disposti a lavorarci ? Io penso di no. In compenso trovereste piuttosto dei giovani lupi disposti a impegnarsi seriamente.

  7. Avatar luigi zoppoli

    Condivisibile, certo. Le idee ed i progetti, camminano con le gambe degli uomini che si candidano e vengono eletti. La normalità passa anche attraverso i cittadini. Credo sia utile rilevarlo.

  8. Avatar Roberto
    Roberto

    Lettera aperta all’Onorevole Tremonti.
    “La colpa è degli immigrati”, o meglio “La colpa è del governo che fa venire tutti quegli immigrati”. In tal modo, Egregio Onorevole, lei ha così mirabilmente sintetizzato le cause di quello che è oramai il problema del giorno, il “Problema sicurezza”.
    Mi ricorda quell’altra acuta sintesi che Lei aveva fornito durante l’illuminato governo del Suo Capo, quando i risultati della Sua estrosa politica economica erano sotto gli occhi di tutti (coloro che non fossero commercianti, geometri, artigiani, avvocati o notai), quando l’automobile rimaneva in garage, quando la carne si mangiava solo una volta a settimana, quando le fragole si potevano ammirare da lontano, quando i maglioni con le toppe nei gomiti erano inspiegabilmente tornati di moda.
    Allora “la colpa” era dei cinesi. La colpa era dei cinesi se i soldi bastavano solo per quindici giorni, la colpa era dei cinesi se quello che prima costava duemila lire dopo costava due euro, la colpa era dei cinesi se il lavoro mancava, la colpa continua ad essere dei cinesi se adesso la maggior parte delle persone continua a pagare i debiti contratti durante il devastante quinquennio.
    Ma torniamo al problema del giorno, il “Problema sicurezza”. Vediamo di considerare la Bossi-Fini (non riesco a chiamarla Legge; quando penso alla parola “Legge” mi vengono in mente sobri legislatori, preparate ed intelligenti persone che tutto sanno riguardo un certo caso e tutto fanno per risolverlo): il risultato più vistoso e scontato di quel provvedimento è stato precludere l’ingresso regolare alla maggior parte dei possibili migranti (con buona pace dell’industria del nord-est e dell’agricoltura del nord, del centro e del sud). Conseguenza di questa chiusura è stato l’inevitabile incremento dell’immigrazione clandestina. In poche parole a tutti comprensibili, la Bossi-Fini è servita a blindare un colabrodo.
    Questo governo, che di sicuro non è il migliore governo possibile (ma neanche il peggiore, come il Suo Capo ci ha purtroppo insegnato), nella persona del Ministro Ferrero, ha finalmente enunciato il Teorema: “In Italia c’è tanta immigrazione clandestina perché è quasi impossibile entrare legalmente” ed ha proposto la soluzione: permettere più ingressi regolari in modo da schedare TUTTI gli immigrati, non solo la minoranza di regolari. Semplice, ovvio, lapalissiano.
    Lei, Onorevole Tremonti, è senza dubbio un uomo di grandissima intelligenza (cognitiva) e cultura (scolastica): la smetta, la prego, di insultare la MIA intelligenza dandomi da bere delle spiegazioni che non convincerebbero neanche un ultrà da stadio.
    La colpa era dei cinesi, ora è degli immigrati, domani magari dei marziani. Un tale, duemila anni fa, ha raccontato una bella storia riguardante pagliuzze e travi, che senza dubbio qualcuno al catechismo Le ha raccontato. Possibile che non se ne ricordi?
    Distinti saluti
    Roberto Ferraro
    P.S.: la frase “La colpa è del governo che fa venire tutti quegli immigrati” è stata da Lei pronunciata durante un’intervista trasmessa da RAI News 24 alle 7:30 del mattino circa del 6 settembre 2007. Non ho preso nota dei quando ha affermato che la colpa era dei cinesi perché ero troppo impegnato a mettermi le mani nei capelli.

  9. Avatar Ardi

    Ho veramente poca fiducia che l’Italia possa diventare un paese normale. Un paese dove le regole valgono solo per gli altri, i diritti si devono conquistare a forza, la politica è un modo per fare soldi (pare che da un recente sondaggio tra i giovani delle superiori uno dei mestieri più ambiti sia diventato il Consigliere circosrizionale: si guadagna bene e resta molto tempo libero. E l’idea, la missione del politico?), bè un paese così non ha speranza alcuna di diventare normale. Anche perchè via i due barbagianni chi ci mettiamo? Mastella? Dell’Utri? Pecoraro? Calderoli?

  10. Avatar dragor
    dragor

    Per fare quello che dici, bisognerebbe trasferire gli italiani altrove e riempire l’Italia di svizzeri
    dragor (journal intime)

  11. Avatar zia elena

    Anch’io spero con te, ma non so se sarà sufficiente una vita intera per vedere realizzato il sogno di “normalità”.
    Ciao.
    ZIa Elena

  12. Avatar Giulia

    PAROLE ASSOLUTAMNETE CONDIVISIBILI, POSSO FIRMARE? Giulia

  13. Avatar Gianni Destefanis
    Gianni Destefanis

    Ci sono dei momenti in cui senti dal profondo del tuo cuore provenire una sensazione che è difficile spiegare, è difficile esprimere in parole…
    Ti provoca disagio ed allora cerchi di rinchiuderla, di segregarla dentro di te come un DETENUTO in una piccola CELLA… ma non puoi far nulla… è una sensazione troppo forte che non può e non vuole rimanere repressa e, alla fine, con coraggio si fa largo, risale in gola e si materializza in un sincero anelito di un potente grido liberatorio: MASTELLA VAFFANCULO !

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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