strizzo gli occhi per mettere nel fuoco la tazzina davanti (niente zucchero, come al solito), il neon, la stanchezza, l’alluminio anodizzato, il dolore trattenuto nel sacco lacrimale, c’è qualche fotogramma da scartare, ma devo concentrarmi su queste immagini e proseguire, e poi è inutile tirarla per le lunghe, penso d’essere stato troppo felice, ora è tempo di ricredersi, in fondo cos’ha poi deciso, era la scelta più ovvia, l’avrei impostato anch’io così il discorso, è stata brava – persino troppo – inutile chiosare (sorrido affilato come un cane magro: venduto!), mi vedo dietro le spalle della giuria che annuisce e sono costretto a distogliere lo sguardo, massì, massì, finiamola qui, ho solo scritto di cose che non avevo mai sentito (e dire che sarei grande per certe fantasie), basta, mi levo dai coglioni, devo ancora fare delle telefonate e stasera c’è il concerto – scarpe di vernice nera

3 risposte a “come ombra”

  1. Avatar irenespagnuolo

    Ehm…
    ?!

  2. Avatar Pim

    Una specie di sfogo. Libere associazioni di pensieri.
    Dà sollievo.

  3. Avatar irenespagnuolo

    Un esercizio terapeutico.
    Che fortuna per noi trovare rifugio nelle parole alle quali affidare il momento, i pensieri, l’ansia, la gioia, la rabbia…

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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