Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po’ da vivere…
La primavera intanto tarda ad arrivare.

(Franco Battiato)

7 risposte a “Povera patria”

  1. Avatar anecòico

    ma sai che volevo postarla lunedì? 🙂
    anecòico

  2. Avatar irenespagnuolo

    “Ma l’uomo che animale è ?!”
    Mi autocito, perdonami ma è un chiodo fisso…
    Grande, Battiato.

  3. Avatar Pim

    Puoi farlo ugualmente, Anecòico. Se Battiato non ha nulla in contrario…
    🙂

  4. Avatar Pim

    Homo homini lupus, diceva il filosofo (non era Sgalambro), ed è anche il primo pensiero (associativo e sconsolato) che mi viene in mente. Senza generalizzare, naturalmente. Per fortuna.
    Ciao Irene, buona giornata.

  5. Avatar Indaffarato

    La canzone del mio concittadino dovrebbe essere impiegata quale inno nazionale di questa sciagurata inesistente Patria.
    Chiedo forse troppo?

  6. Avatar Pim

    Almeno come un monito, sì. Che contiene uno stretto spiraglio di speranza.

  7. Avatar Sonia

    come mai questa canzone è sempre attuale?

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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