Le_sue_mani Le sue mani, appoggiate ai bordi del piatto. Che strano. Le guardo senza riconoscerle. Estranee. Sembrano persino più grandi, le falangi ingrossate, le nocche nodose, i palmi sudati. Nemmeno più le sue. Due farfalle appesantite che si muovono senza sosta. Gesti rapidi, frettolosi, spesso imprecisi. Com’è lei, tesa, nervosa, tanto da mettermi a disagio. Non riesco ad immaginarle addosso a me. D’altra parte mi cerca di rado. Anch’io, a dire il vero. Se ne sarà accorta, naturalmente, però resta ad aspettare. Come faccio io. Una carezza, un abbraccio. Ogni tanto ne avrei bisogno. Non ci vorrebbe molto, in fondo. Soltanto un pizzico di dimestichezza con i sentimenti. Proprio ciò che un tempo ammise di non possedere.

Rimane lì, muta, rigida, bloccata. Mantiene le distanze, separata, lontana. Chissà che starà pensando, di noi, di me. Prende le misure come se dovesse fare uno sforzo ignoto per capire. Se mi guardasse negli occhi leggerebbe tutto quanto, senza difficoltà. Le volto le spalle, dispiaciuto, eppure è con me stesso che dovrei fare i conti. Finché ci credevo ho combattuto come una furia, ostinatamente, raccogliendo tutte le forze. Dopo aver accettato la sconfitta ho ceduto di schianto. Una stanca rassegnazione si è impossessata di me. Ho smarrito il coraggio, la fiducia. Non chiedo né mi chiedo più nulla. Preferisco proseguire, non sapere. Fare a meno di quelle mani che un tempo reclamai e ottenni. Che adesso rimangono strette a pugno, le dita ripiegate su se stesse, a difendere segreti impenetrabili.

11 responses to “Le sue mani”

  1. Avatar luigi

    La consapevolezza è il viatico per la soluzione. Basta mettere in pratica.
    luigi

  2. Avatar irenespagnuolo

    Il commento di Luigi mozza il fiato.
    Eppure conosco bene quella “lezione”, l’ho vissuta e contiene solo verità. E giusta, dovrei dire.
    Ma so, bene, che non è facile muovere il passo. Sembra quasi che occorra un evento, clamoroso, a rompere gli indugi e gli argini.
    In realtà non è proprio così…l’evento, che prima o poi arriva, è solo un moto deciso dell’anima. Lo stesso che ha dato forza agli inizi, quando hai reclamato e ottenuto.
    Ma inverso. Quando chiudi la porta e ti allontani.
    Che dire?
    Un abbraccio che contiene tanti in bocca al lupo…
    Irene

  3. Avatar anecòico

    Rompere il diaframma o..?
    un abbraccio, caro amico
    anecòico

  4. Avatar Pim

    Le tue parole sono di una precisione chirurgica, caro Luigi, ti ringrazio. La consapevolezza è certamente un punto fermo cui appoggiarsi, tuttavia non è sempre sufficiente per delineare strategie di comportamento efficaci: soprattutto quando appare chiaro che, nel tempo, le posizioni si sono cristallizzate. Càpitano momenti in cui si avverte maggiormente lo sconforto, ve ne sono altri in cui ci si convince che la vita di coppia è soltanto un aspetto della propria vita: e, forse, questa presa di distanza, pur assomigliando molto ad un tentativo di rimozione, è salutare.

  5. Avatar Pim

    La forza di volontà non è sempre sufficiente, Irene. Evidenzia piuttosto la triste artificiosità dei tentativi di trovare una soluzione, che dovrebbero originare invece dai sentimenti.
    Faccio però tesoro delle tue sagge parole, segno di una vicinanza reale di cui ti ringrazio.
    Un abbraccio.

  6. Avatar Pim

    Grazie Anecòico, a presto.

  7. Avatar luigi

    Capisco di essere semplicistico, ma l’essere diretto e deciso èuna connotazione caratteriale.Senza riferimento diretto, credo che in questi casi, sia utile lasciar correre anche l’istinto, i sentimenti e le emozioni. E compiere un primo passo comunque perchè è quello che riavvierà un cammino.
    luigi

  8. Avatar zia elena

    “La forza di volontà non è sempre sufficiente, Irene. Evidenzia piuttosto la triste artificiosità dei tentativi di trovare una soluzione, che dovrebbero originare invece dai sentimenti.”
    Vero, provato sulla mia pelle.
    Ma non sono molto forte in materia, preferisco non dare consigli.
    Ti abbraccio anch’io, Pim.
    Zia Elena

  9. Avatar irenespagnuolo

    Ehm…e chi aveva detto che bastava?
    :))
    Irene

  10. Avatar D'IO

    Credo occorra essere in due ad avere voglia di compiere quel passo spacca-ghiaccio, tanto pesante quanto necessario, Pim. E in due pure ad attendere una carezza, un abbraccio. Ma se manca il sentimento si attende qualcos’altro, forse. E l’attesa snerva, agita, ti fa stare insofferente. La rassegnazione, la resa, il voltare, in pratica, le spalle piuttosto che porsi occhi negli occhi in cerca d’uno sguardo complice, non aiuta ad originare di nuovo quei sentimenti indispensabili, credo. La presa di distanza è l’auto difesa salutare per l’evento inverso, che comunque libera da un proseguimento che, in assenza di reciproca volontà, ha senso forse solo nella necessità di metabolizzare la nuova realtà. Ma se c’è davvero reciprocità nel desiderare il ritorno al prima, davvero, vale la pena di compiere ogni sforzo, senza rassegnazione, per fare quel passo indispensabile a riaprire la parentesi. In bocca al lupo anche da parte mia.
    francesc0

  11. Avatar Pim

    Ho letto e meditato con attenzione le parole che avete lasciato. Nel rispondere, avete trasmesso una sincera partecipazione di cui vi ringrazio.
    Un abbraccio collettivo.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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