Due_bimbi

Nel cielo azzurro hai disegnato un sole giallo con tutti i suoi raggi, ed intorno nuvole bianche che sembrano cotone. Più in basso una casetta, la porta, le finestre, il comignolo con sbuffi di fumo, circondata da un grande prato verde e tanti fiorellini. Vicino al ruscello pieno di pesci due bimbi corrono tenendosi per mano. Si vogliono bene, lo capisco dai cuoricini che hai dipinto di rosso. Cresceranno insieme, quei bimbi, senza lasciarsi neppure un istante. Ora sono diventati grandi. Li vedi che si danno ancora la mano e sorridono, sotto lo stesso cielo azzurro, il sole giallo con tutti i raggi e le nuvole di cotone.

(5 maggio 2008)

6 risposte a “Due bimbi”

  1. Avatar francesca

    sarebbe perfetto potersi tenere per mano come allora…come allora prendere le difese dell’altro. La vita non sempre lo permette, il dolore, le prove induriscono anche il cuore…

  2. Avatar Prishilla

    gli amici d’infanzia ritrovati sono una vera magia!
    buona lunedì, prish

  3. Avatar Pim

    Ma anche se non si è trascorsa l’infanzia insieme, c’è sempre tempo per rimediare…

  4. Avatar prishilla

    E’ verissimo. E bellissimo.
    🙂

  5. Avatar zia elena

    Pensa che spesso, durante l’uscita serale con Sansone, incontro una coppia di ultrasettantenni che esce tutte le sere per una salutare passeggiata di buon passo: si tengono sempre per mano e chiacchierano come se si fossero appena conosciuti.
    Ciao, Pim.
    Zia Elena

  6. Avatar luigi

    Bella la descrizione di questo contesto: è l’insieme di tutti gli ingredienti che servono a vivere felicemente i propri rapporti.
    luigi

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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