I lunghi capelli madidi, appiccicati alle tempie. L’azzurro sbiadito degli occhi, sbarrati, increduli. Spingeva i palmi sul ventre, come se quella spinta compulsiva riuscisse a liberarla dal male.

Nella stanza la luce gelida del neon e i vetri battuti dalla pioggia. In sottofondo lo stridore dell’apparecchio che tracciava linee sulla carta, prolungato, fastidioso.

Qualcuno parlava e lei ascoltava appena, lontana. Uno sforzo crudele per omettere di sentirsi colpevole, seppure involontariamente.

Ma non doveva concedersi ai fantasmi. Più tardi tutto sarebbe svanito, e lei sopravvissuta.

Su un punto fu irremovibile. Nessuno avrebbe mai dovuto sapere.

Questo segreto non mi impedirà di amarti.

2 risposte a “Il responso”

  1. Avatar giuly
    giuly

    un dolore quasi indicibile rappreso nel breve volgere di poche frasi, fa male solo a leggerle

  2. Avatar rosa
    rosa

    sembra il racconto di un brutto sogno, di quelli che lasciano un influsso per tutto il giorno.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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