I lunghi capelli madidi, appiccicati alle tempie. L’azzurro sbiadito degli occhi, sbarrati, increduli. Spingeva i palmi sul ventre, come se quella spinta compulsiva riuscisse a liberarla dal male.
Nella stanza la luce gelida del neon e i vetri battuti dalla pioggia. In sottofondo lo stridore dell’apparecchio che tracciava linee sulla carta, prolungato, fastidioso.
Qualcuno parlava e lei ascoltava appena, lontana. Uno sforzo crudele per omettere di sentirsi colpevole, seppure involontariamente.
Ma non doveva concedersi ai fantasmi. Più tardi tutto sarebbe svanito, e lei sopravvissuta.
Su un punto fu irremovibile. Nessuno avrebbe mai dovuto sapere.
Questo segreto non mi impedirà di amarti.







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