(20 luglio 1984, dal mio diario)

La sera prima degli esami hai solo un gran mal di testa, gli occhi si chiudono, un senso di nausea attanaglia la pancia. La memoria è tappata come un guscio e ti chiedi perché continui a ripassare con l’ansia sulle spalle, cercando inutilmente di ricordare qualcosa in più.
In certi momenti vorresti essere interrogato subito, per chiudere rapidamente tutta la questione. Poi pensi alla paura che proverai domani quando entrerai in quell’aula, con l’istinto invece di scappare via…
Serrato in un incubo malefico, ti affidi al caso assoluto sperando che vada tutto per il meglio. Basterebbe, in fondo, appena un pizzico di fortuna…
È ora di andare a letto. Per quel che riuscirai, proverai a rilassarti. Poi verrà il momento di contrarre i muscoli e dare il massimo, fino all’ultimo scampolo di energia che resta.

4 risposte a “La sera prima degli esami”

  1. Avatar Fino

    Gli esami di maturità sono uno spartiacque. E’ come se si dicesse addio alla giovinezza per entrare in una nuova fase della vita ancora dai contorni incerti.
    Grazie delle tue parole scritte nel tuo commento al mio post di oggi.
    Buona notte
    Fino

  2. Avatar Pim

    In effetti, al di là di tutto, sono un rito di passaggio (forse uno degli ultimi rimasti). Essendosi prolungato il tempo dell’adolescenza, non si diventa ancora adulti però si acquisisce una consapevolezza di sé nuova.
    Ciao Fino, a presto.

  3. Avatar Prishilla

    Per questo io il giorno prima degli esami (più o meno ufficiali) cerco sempre di andare in piscina o in montagna o insomma lontano da qualsiasi possibile forma di ripasso!!
    😉 Prish

  4. Avatar Pim

    Beata te, Prish. Staccare la spina alla vigilia di un esame era qualcosa che mi ripromettevo sempre, ma che non riuscivo mai a fare. Troppa ansia. Osservo però i ragazzi di oggi: nonostante il timore, sono più disincantati. E un po’ li invidio…

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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