Monet_3

Poi, in un momento qualsiasi – al fondo di una piazza affollata, dentro le sale silenziose di una mostra, immerso in un quadro – una variazione improvvisa di luce, la scia del profumo d’assenzio, ed ecco ancora, lì, come in un Monet – i cappelli, gli ombrellini parasole, le redingote –, Milano concede il sollievo di un ritaglio d’azzurro. Ed io mi stupisco come nessuno, neanche da così vicino, riesca a notare il segno impresso sulla tela, l’eco immobile della meraviglia che sboccia in primo piano, lo stesso calore liquido che si scioglie tra guance e labbra. Mi colpisce la facilità con cui si può dipingere il paesaggio d’un sogno, la consistenza pastosa dei colori, l’amalgama perfetto di passione e volontà. Tutto leggero, disteso, brillante. Qualsiasi cosa sia si allarga a macchia d’olio, senza chiaroscuri, da un punto imprecisato del vivere.
(Agosto 2008)

7 risposte a “Monet”

  1. Avatar irenespagnuolo

    Qualsiasi cosa sia si allarga a macchia d’olio, senza chiaroscuri, da un punto imprecisato del vivere.
    Beh questa è la frase che esprime perfettamente una sensazione di meraviglia, rapimento, piacere!
    Grande, Monet.
    Sento la scia del profumo di assenzio…
    Irene

  2. Avatar Pim

    Sai cogliere come sempre il senso esatto delle mie parole.
    Grazie Irene.

  3. Avatar gobettiano

    Sono parole tra le più belle che abbia mai letto su Monet che adoro. Ma è evidente che c’è molto altro e neppure troppo nascosto. Ed è un bel post anche per questo.
    luigi

  4. Avatar Pim

    Il punto di partenza è una mostra sugli impressionisti che si tenne a Milano, Palazzo Reale, nel 1996. Quello d’arrivo è la recente antologica dedicata a Francis Bacon. In mezzo, un sacco di altre cose…
    Ciao Luigi, buon fine settimana.

  5. Avatar giulia

    sempre bello leggerti. Da te mi sento ancora a casa, Giulia

  6. Avatar dragor
    dragor

    Meraviglioso
    dragor (journal intime)

  7. Avatar Pim

    Grazie Dragor!
    🙂

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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