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Lorna è una giovane albanese che, per ottenere la cittadinanza belga, ha sposato surrettiziamente un tossicodipendente. Con la complicità di un tassista italiano che combina matrimoni a scopo di lucro, si finge promessa sposa di un faccendiere russo il quale, a sua volta, ha bisogno di un passaporto. Lo scopo è di guadagnare abbastanza per aprire un bar insieme al fidanzato Sokol e il miraggio del denaro appare irresistibile. Ma qualcosa non gira per il verso giusto: Lorna, donna dura di gesti e temperamento, ha un sussulto morale e sceglie di fuggire il male che le è intorno.
I Dardenne proseguono nel proprio percorso artistico senza eccessive novità dal punto di vista del linguaggio formale, mantenendo una coerenza stilistica che ne garantisce l’immediata riconoscibilità. La forte sensibilità documentaristica si stempera tuttavia nella realizzazione di un racconto maggiormente compiuto rispetto ai precedenti lavori. Il loro cinema, come quello di Ken Loach, è politico nel senso migliore del termine: essi non intendono formulare alcuna tesi, bensì lasciano scaturire il dramma e la presa di coscienza attraverso le azioni dei personaggi, ripudiando qualunque meccanismo spettacolare. La lente della mdp indaga senza falsificazioni dentro la nostra civiltà, ne mostra il cinico materialismo, ossessione e dannazione dei diseredati, non preclude una speranza di riscatto.

Il matrimonio di Lorna (Le silence de Lorna)
di Jean-Pierre e Luc Dardenne
con Arta Dobroshi, Jérémie Renier, Fabrizio Rongione
(Francia/Gran Bretagna 2008, 105’)
In programmazione al cinema F.lli Marx di Torino

2 responses to “Il matrimonio di Lorna”

  1. Avatar Fino

    Non ho visto il film però ho letto recensioni molto positive, compresa la tua.
    I due fratelli registi sono veramente in gamba. Credo d’aver letto che abbiano ospitato l’attrice per tutto il tempo delle riprese e che le abbiano insegnato il francese.
    Buona serata, Pim
    Fino

  2. Avatar Pim

    Non è il miglior lavoro dei Dardenne, a dire il vero (ti consiglio “La promesse”), ma è uno di quei film assolutamente da vedere. La protagonista, di origine kosovara, ha qualità straordinarie.
    Ciao.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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