T. racconta le origini del Thanksgiving Day. Quando i Padri Pellegrini, giunti nel 1620 a bordo del Mayflower, conclusero il primo raccolto, proclamarono un giorno di ringraziamento a Dio per l'abbondanza ricevuta. Durante la festa, alla quale furono invitati anche gli indigeni, fu servito il tacchino, che da allora diventò una pietanza tradizionale. << Nel periodo in cui abitavo negli Stati Uniti non l’ho mai festeggiato; lo faccio ora che sono in Italia, in compagnia degli amici più cari. In fondo >>, conclude, << dobbiamo essere sempre grati a qualcuno, no? >>.
A chi dovrei essere grato, io? E per che cosa?
Ci rifletto su mentre attraverso il ponte di Via Rossini, in direzione del Maria Adelaide.
ho sempre trovato piuttosto pacchiano il thanksgiving, con il tacchino e tutto il resto. però, raccontato così assume un altro significato: la gratitudine che dobbiamo a qualcosa o a qualcuno per ciò che siamo e abbiamo.
Anche se a volte è difficile far mente locale, c’è sempre qualcosa o qualcuno a cui essere grati.
Al primo posto io metto sempre e comunque mio padre e mia madre.
Ciao e buona domenica.
a Siracusa nel 1646 ci fu una grave carestia, ci fu disperazione e morte quando, improvvisamente, arrivò per mare una nave carica di frumento. Fu considerato un miracolo di Santa Lucia e il giorno di santa Lucia 13 dicembre si mangia la ” cuccia ” (grano cotto ancora non macinato ed in chicchi).
“cuccia” deriva da “cocciu”, chicco…dal verbo “cucciari”, cioè mangiare un chicco alla volta.
Anticamente la cuccia era un piatto povero grano cotto con verdure, oggi è un piatto dolce.
Il giorno di Santa Lucia appena l’alba i ragazzi Siciliani correvano di di porta in porta gridando ” và susitivi ch’è tardu, addumativi a cuccia, e si un minn’rati a mia, a pignata vi scattia ” ( svegliatevi che è tardi, e accendete la pentola per preparare la cuccia, e se non me ne date a me vi possa scoppiare la pentola)così tutti si alzavano per cucinare il frumento perché la cottura è lunghissima
@ Gent.mo PIM
Pensierini: fin dai tempi delle medie (lontani anni 70) studiano l’Inglese e la storia del suo popolo, rimasi affascinata dalla narrazione dei Padri Pellegrini e la Mayflower con annessa la descrizione di migranti /fuggitivi ec…Quindi la ringrazio per avermi portata indietro nel tempo. E’ vero e condivido il pensiero sulla necessità di percepire il dovere di ringraziare, esser grati a qualcuno. Nella nostra vita sovente diamo per scontato certe piccole sottigliezze e ci dimentichiamo di dimostrare la nostra gratitudine. Le grandi cose, i grandi eventi, gli aiuti importanti sono sempre lì nitidi; i fatti più piccoli invece li dimentichiamo con non curanza, per vederli riaffiorare solo in flash passeggeri. Ogni tanto rammentarli con un segno di riconoscenza non sarebbe malaccio.
Cordialmente….
p.s. carino il racconto di francesca. !
Gentile Silvia,
Il suo tempo è più o meno anche il mio (parlo degli anni ’70 e non del Mayflower, naturalmente), quindi certi racconti fanno parte del nostro bagaglio culturale. Inquadrare il Thanksgiving sotto quella prospettiva storica permette di capirne meglio il senso, e persino di farlo un po’ proprio.
Grazie per l’intervento.
Pim
Gent.mo PIM bhè chi lo sa?
Magari cone una qualche reincarnazione passata sulla Mayflower..incarnato nell’anima di un Padre Pellegrino, perché no? Ma quel pupetto in foto sorridente e morbidoso, appartiene al suo più recente passato? (Io? classe 1957, ma non lo dica a nessuno, ssstt!)
Cordialmente.
ssssIGHGGGG ! alla faccia che **il suo tempo ..è + o – anche il mio ** come ha scritto un po’ più sù!
Io direi MOOOOOOLTO MENO.
(del mio il suo )
E se invece lei fosse stato il tacchino? Intendo come reincarnazione del.. !
Con simpatia.
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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