Dal romanzo di Christopher Isherwood. Nella Los Angeles del 1962, il professore universitario George Falconer fatica a sopravvivere alla morte del compagno. Pianifica il suicidio, nonostante le affettuose premure dell’amica Charley, ma un giovane studente gli farà cambiare idea.
In qualche istante il film sembra rifarsi a In the mood for love, complice la lussuosa colonna sonora di Shigeru Umebayashi. Wong Kar-Wai sfoggia tuttavia ben altre qualità autoriali. L’approccio di Tom Ford è estetizzante e non estetico, il fascino emanato delle singole sequenze superiore al risultato complessivo. Il gusto quasi ossessivo per l’inquadratura perfetta, la scenografia ideale, l’abito giusto, non basta a cucire una storia su misura per lo schermo. La superficie narrativa è lucida e trasparente come ghiaccio, sul quale gli eventi scivolano elegantemente senza incidere la lama nel cuore.
Resta (am)mirabile l’interesse per i volti dei protagonisti, in questo il cast asseconda pienamente le intenzioni. Colin Firth (quanto somiglia a Mastroianni!) sciorina un’interpretazione morbida e sommessa; Julianne Moore lascia scorgere tra le pieghe cedevoli della pelle il senso della disfatta.
Colpisce il senso di morte che aleggia, anche nelle (improbabili) sequenze della posizione migliore per un colpo di pistola che, evidentemente, non potrà partire. Ma il nostro destino sta nelle mani degli dei.
Non l’ho ancora visto, ma AMO COLIN FIRTH!!! Quando in tv non trovo nulla di decente (capita molto spesso) mi vedo spezzoni di suoi film su youtube :)))
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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