A single man

A single man Dal romanzo di Christopher Isherwood. Nella Los Angeles del 1962, il professore universitario George Falconer fatica a sopravvivere alla morte del compagno. Pianifica il suicidio, nonostante le affettuose premure dell’amica Charley, ma un giovane studente gli farà cambiare idea.
In qualche istante il film sembra rifarsi a In the mood for love, complice la lussuosa colonna sonora di Shigeru Umebayashi. Wong Kar-Wai sfoggia tuttavia ben altre qualità autoriali. L’approccio di Tom Ford è estetizzante e non estetico, il fascino emanato delle singole sequenze superiore al risultato complessivo. Il gusto quasi ossessivo per l’inquadratura perfetta, la scenografia ideale, l’abito giusto, non basta a cucire una storia su misura per lo schermo. La superficie narrativa è lucida e trasparente come ghiaccio, sul quale gli eventi scivolano elegantemente senza incidere la lama nel cuore.
Resta (am)mirabile l’interesse per i volti dei protagonisti, in questo il cast asseconda pienamente le intenzioni. Colin Firth (quanto somiglia a Mastroianni!) sciorina un’interpretazione morbida e sommessa; Julianne Moore lascia scorgere tra le pieghe cedevoli della pelle il senso della disfatta.

A single man
di Tom Ford
con Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult
(Usa, 2010, 95’) 
In programmazione al Nazionale di Torino

5 risposte a “A single man”

  1. Avatar maryline

    Colpisce il senso di morte che aleggia, anche nelle (improbabili) sequenze della posizione migliore per un colpo di pistola che, evidentemente, non potrà partire. Ma il nostro destino sta nelle mani degli dei.

  2. Avatar sara
    sara

    off topic, ciao Pim, sono tornata, passa quando vuoi…
    sara

  3. Avatar giulia

    Non l’ho ancora visto, ma andrò a vederlo. grazie Pim. Un caro saluto

  4. Avatar Amanda

    Non l’ho ancora visto, ma AMO COLIN FIRTH!!! Quando in tv non trovo nulla di decente (capita molto spesso) mi vedo spezzoni di suoi film su youtube :)))

  5. Avatar Pim

    Confermo, è bravo assai. Anche in ruoli leggeri come in “Mamma mia!”.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Febbraio 2010
L M M G V S D
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728

Scopri di più da SCRIVERE I RISVOLTI

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere