Lo specchio magico Per chiunque sia fornito di capacità naturale di meraviglia, c’è negli specchi qualcosa di inerentemente misterioso. Anzitutto lo specchio sa di più di quel che sa chi lo guarda, perché vede anche ciò che succede alle sue spalle. Questa proprietà, congiunta con la teoria dello specchio come anima, ha prodotto l’arte della catottromanzia o divinazione attraverso uno specchio. In secondo luogo lo specchio ha la proprietà perturbante di raddoppiare ogni cosa. Come pensa uno degli eresiarchi di Uqbar, nella finzione di Borges intitolata ”Tlón, Uqbar, Ortis Tertius”, << gli specchi e la copula, sono abominevoli, poiché moltiplicano il numero degli uomini >>. In terzo luogo lo specchio contiene dentro di sé uno strano mondo in cui ogni cosa è invertita o rovesciata, dai capelli separati dalla scriminatura alle pagine stampate di un libro. La scrittura segreta di Leonardo ha molto in comune con il mistero degli specchi, davanti ai quali deve essere tenuta per essere decifrata.
Queste tre proprietà suggeriscono le tre categorie principali di specchi magici che si trovano in letteratura: lo specchio catottromantico che viene consultato da uno spettatore per informazioni; lo specchio doppio da cui emerge la figura riflessa a confrontare lo spettatore come suo doppio; e lo specchio penetrabile in cui lo spettatore può entrare per conoscere di prima mano il mondo riflesso. Mentre lo specchio catottromantico tende a restare soltanto un motivo secondario nei testi, quello doppio e quello penetrabile si trasformano facilmente in immagini simboliche: quella dell’io e quella di un modello di mondo alternativo.


(Theodore Zioikowski, The Magic Mirror, in Disenchanted Images. A Literary Iconology)

2 risposte a “Lo specchio magico”

  1. Avatar rosy
    rosy

    caspita pim, ma dove le trovi certe citazioni?
    (bellissime, senz’altro)

  2. Avatar Pim

    Posso nominarlo tranquillamente, tanto è fuori commercio. La citazione è presa dal testo di Italiano del liceo, il mitico Ceserani-De Federicis.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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