Working Class Hero

Finii la mia coca cola e chiusi il libro di storia. << Ho beccato gli accordi di Working class hero >>, annunciai imbracciando la chitarra. Mauro spostò indietro la sedia per farmi posto. << Tonalità la minore >>, e cominciai ad arpeggiare: << As soon as you’re born they make you feel small / By giving you no time instead of it all… >>. << Ma come fai >>, esclamò lui ridendo. << Non lo so… E se anche lo sapessi, mica te lo direi >>. Continuai sino a metà della quarta strofa, poi mi fermai: << Piuttosto, non capisco. C’è quell’asterisco nel testo: omitted at the insistence of EMI… La parola è fuck? >>. << Quasi. Fucking. But you’re still fucking peasants as far as I can see. Significa, più o meno, siete ancora dei fottuti cafoni >>. << Fottuti cafoni, eh? Mi piace, mi piace… >>.

3 risposte a “Working class hero”

  1. Avatar giacynta

    Ciao Pym, un omaggio bello, raffinato e lievemente malinconico, come è necessario che sia sia.
    Grazie!

  2. Avatar irene spagnuolo

    Concordo con Giacynta.
    Un pensiero delizioso!
    😉
    Irene

  3. Avatar Pim

    Ricordi liceali, quando Lennon e i Beatles erano la colonna sonora di molti pomeriggi trascorsi a studiare…
    Grazie, buona giornata.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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