Andersen La terribile vicenda di Sarah Scazzi mi ha richiamato alla mente Hans Christian Andersen. Nelle sue fiabe ci sono ragazze che soffrono, si consumano, si spezzano, muoiono, senza meritare la loro sventura. La Sirenetta, prima di dissolversi in schiuma, soffre per ogni passo che compie come se camminasse sui chiodi. Alla protagonista di Scarpette rosse vengono amputati i piedi. La piccola fiammiferaia viene trovata assiderata, con un mazzetto di fiammiferi spenti in mano. Eppure non avevano commesso alcuna colpa.

Per citare Simone de Beauvoir, Andersen mi insegnò la malinconia. Quella malinconia che scuote le certezze dei bambini e tormenta il cuore degli adulti.

8 risposte a “Andersen”

  1. Avatar Amanda

    Ciao Pim! Le favole di Andersen sono bellissime, ma ti fanno scendere la lacrimuccia… Qualche anno fa, quindi già adulta, ho comprato un libro rilegato con le sue favole. Lo considero un “oggetto” prezioso da tenere in libreria :))

  2. Avatar giacynta

    Anch’io, come Amanda, ho comprato qualche anno fa il libro con le favole di Andersen. Ne ho rilette alcune e le ho trovate un pò inquietanti oltre che malinconiche. La piccola fiammiferaia era la mia favola preferita, da bambina, forse perchè i segreti dolori infantili trovavano lì piena rappresentazione. In effetti sono favole che non contemplano riscatto.
    Bello questo post, Pim!
    un caro saluto

  3. Avatar Pim

    @ Amanda:
    Fin da bambino ho sempre trovato terribili le fiabe di Andersen, pervase di crudeltà e sadismo. D’altra parte, anche lui non è che fosse un buontempone (infanzia infelice, una grande solitudine vinta raccontando storie, nevrosi assortite). E la realtà, insomma, non è poi tanto diversa…
    Ciao, grazie.
    Pim

  4. Avatar Pim

    @ Giacynta:
    Credo anch’io che i dolori infantili – spesso cosi misteriosi – trovino nelle fiabe uno specchio, alla ricerca di un senso altrimenti sfuggente.
    Un caro saluto anche a te.
    Pim

  5. Avatar Silvia GM
    Silvia GM

    @ PIM: le fiabe? Quale bel ricordo. Di Andersen rammento bene la storia de la Piccola Fiammiferaia Quanto piansi : prima perché la piccola rimane sola e senza mamma. Poi perché muore pure lei, dopo sofferenza e tribolazione. Mi consolò il fatto che, dopo la morte, però ritrova la mamma ! Non rammento bene (in questo momento ) la storia de La Sirenetta. E neppure Scarpette Rosse. Però in moltissime fiabe della nostra giovinezza, ambientate e scritte nel secolo passato (intendo 800 ) la vita dei bambini era , purtroppo, una realtà dura e dolorosa. Forse l’ispirazione degli scrittori era attinta dalla realtà più cruda. Bisogna sempre vedere la chiave di lettura = lo scopo dell’insegnamento = la morale. Forse ai bambini di oggi non piacciono e manco sono da essi apprezzate. Ma un tempo facevano riflettere: sul dolore e sulla sofferenza, sui buoni e cattivi…, sulle punizioni, e della vittoria del bene sul male. Forse la crudeltà nella narrazione non era messa li a caso. Meglio (credo) quel tipo di crudeltà, che la ‘’violenza’ gratuita che va ora di moda. (e non sono favole). I bambini NON meriterebbero di sopportare dolore e sventura, maltrattamenti ed umiliazioni. La vita vera a volte però è peggio della fantasia.

  6. Avatar Pim

    @ Silvia:
    Le fiabe raccontano la realtà meglio di un trattato di sociologia. (Se Freud si rifaceva al mito, una ragione l’aveva.) E la nostra società non è tanto cambiata rispetto a quella descritta da Andersen. O da Perrault – pensa allo zio di Sarah Scazzi, accostato più volte a Barbablù. Il che è assai inquietante.
    Grazie, buona giornata. Ciao.
    Pim

  7. Avatar Silvia GM
    Silvia GM

    @ Gentilissimo PIM: le favole narravano una dura realtà dell’epoca. Sotto forma di vicende infarinate di fantasia si insegnava anche a distinguere il bene dal il male.
    Negli anni 60 la TV aveva inizialemtnesolo un canale, poi due, poi poi tre; quando accadevano vicende drammatiche il ‘’popolo’ veniva informato, per la maggior parte, tramite la carta stampata. E c’erano gli ‘strilloni’ che giravano per il paese , a piedi, con un mucchio di quotidiani sotto braccio, speranzosi di vendere tante copie. Memoria della sottoscritta.
    Poi negli anni 80 iniziarono a nascere e crescere le TV private. Ed iniziarono a circolare
    più Tiggì. E da qui partì tutta la faccenda : la corsa alle notizie più macabre e scabrose da esporre, sbattere in prima video , oltre che in 1° pagina. Cambiò la regola della censura (se così si può chiamare) e la gente, il popolo, iniziò a diventare sempre più ‘’affamato’’ di crudeltà. Questo anche in riferimento al tuo scritto inerente il caso
    Sarah …. Esattamente come descrivi. Mai come in questi ultimi anni una persona può apparire santa o mostro . Tutto dipende dalla propaganda che si ascolta e si legge.
    Veniamo influenzati dal modo di esporre giornalistico. Purtroppo in troppi credono ciecamente a cosa vedono in TV. Ogni ca……… viene presa per oro colato. E in troppi
    pensano che la vita sia quella che passa giornalmente nei vari talk – show.
    Un tempo di diceva: = ma credi ancora alle favole? =—– Alla fine non è cambiato molto.
    Un cordiale saluto.
    P.s. condivido i tuoi pensieri sul caso di Sarah ma evito di scriverne di miei. Mi censureresti…. Perché la diplomazia non è il mio forte. Intendo per come il fatto mediatico ha preso piede… e per il come la gente ec….ecc. Esattamente come il caso di
    Cogne, di Erba, di Novi Ligure….. e mi son dimenticata gli altri. Direi : in pratica la media di uno al mese….? Moltiplicato per le settimane, i mesi e gli anni che rimangono nella Hit Parade…. delle pagine in cronaca nera. !!

  8. Avatar Pim

    @ Silvia:
    No, non censuro nessuno, puoi scrivere ciò che vuoi… 🙂
    Io credo alle favole proprio perché spesso raccontano la parte oscura di noi, svelano le verità più drammatiche, la tragicità dell’esistenza umana. Che non va negata né amplificata, ma di cui occorre prendere coscienza.
    Su questa Tv, che dire… meglio spegnerla, e accendere un buon libro. Magari di fiabe.
    Un caro saluto.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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