Sui file di WikiLeaksSpie e informatori sono sempre ricorsi a fonti pubbliche per comunicare le proprie rivelazioni inedite. Ne parlava anche Umberto Eco, durante un’intervista concessa a Che tempo che fa: << È la logica dei servizi segreti di ogni epoca, che credono soltanto se gli dai come materiale prezioso cose già pubblicate. Ogni servizio di dossieraggio fatto per le polizie segrete consiste nell’usare ritagli di stampa >>. Sembra un paradosso, eppure, se riflettiamo, una ragione c’è: l’unica verità che siamo disposti ad accogliere è quella che in qualche modo già conosciamo.

Sulla falsariga stanno i file di WikiLeaks: i quali non citano ritagli di stampa bensì fonti diplomatiche, ma anch’essi riferiscono in larga parte cose prevedibili, che tutti già sapevamo – che credevamo di sapere o perlomeno immaginavamo.

Prendiamo ad esempio le indiscrezioni su Berlusconi. Che sia un puttaniere, faccia affari con Putin e Gheddafi, sia frequentatore assiduo di wild parties e la sua salute a complete mess… Magari non tutti, ma moltissimi sono disposti a crederci (in effetti ci credono), perché queste informazioni aderiscono a un modello di realtà che già hanno in mente. E quelli che ribattono che sono tutte bufale (a cominciare dallo stesso premier) ne hanno in mente uno opposto: per convenienza oppure perché sono davvero convinti, ma si tratta pur sempre di un modello di riferimento. Se WikiLeaks avesse diffuso notizie su un Berlusconi che ha fatto voto di castità, indossa il cilicio come Paolo VI e appronta banchetti per i poveri, quanti le avrebbero stimate vere? Pochissimi probabilmente. Persino i suoi sostenitori più fedeli e accaniti avrebbero avuto qualche attimo di (giustificata) perplessità. Assange sarebbe stato universalmente dichiarato ballista emerito e i suoi file considerati spam da cestinare.

Invece no. I file di WikiLeaks possiedono una coerenza interna, una loro logica narrativa. Corrispondono a uno stato di fatti giudicato, se non vero, almeno attendibile.

Dove sta allora la rivelazione? Proprio nella conferma di un modello di realtà corrispondente alle nostre aspettative. La rivelazione non deve rivelare nulla, bensì dire ciò che tutti già dicono, cioè agire come verifica positiva dei nostri schemi mentali, dell’idea del mondo che abbiamo sedimentato. La rivelazione è insomma un archetipo perfetto: non capovolge né sconvolge alcunché, invece conferma e rassicura. Ne deriva allora che l'unica realtà esistente è quella che percepiamo soggettivamente: il risultato di un processo di costruzione di categorie alle quali attribuiamo significato e dunque siamo disposti a credere.

Esiste allora una realtà oggettiva, oppure l'universo è un luogo oscuro e silenzioso privo di un senso intrinseco? Qui si aprirebbe un discorso lunghissimo, ma si è fatto tardi e la vita quotidiana – che esista davvero o non sia solo una proiezione – mi aspetta qua fuori.

9 risposte a “Sui file di WikiLeaks”

  1. Avatar rosy
    rosy

    però quelle di wikileaks non mi sembrano rivelazioni di poco conto….

  2. Avatar Pim

    Uhm… ma nemmeno l’11 settembre delle diplomazie, come ha avventatamente dichiarato qualche politico (dalla coscienza sporca?).

  3. Avatar Demata

    Ci sono centinaia di migliaia di tecnici di alto livello che, nel mondo, vedono passare le peggiori porcate ed i peggiori segreti delle nostre banche e delle nostre, dei nostri politici e sindacalisti, dei nostri editori e redattori.
    Tutto il concime che non deve arrivare al popolo, alla gente, a chi effettivamente lavora e produce.
    E’ ovvio, son d’accordo, che intorno ad una vicenda come Wikileaks si muovano spioni e faccendieri, ma … Assange è un uomo molto rispettato nella community e questo dovrebbe far pensare.
    Forse, stiamo assistendo alla rivolta dei “tecnici dell’informazione”, stufi di trattare dati ed info che puntualmente verranno secretati, perchè la politica, la finanza o i media decidono altrimenti.
    Forse.

  4. Avatar pier
    pier

    La regola che le corrispondenze diplomatiche e fra organi dello stato,degli stati e di uno stato come ad esempio gli US, debbano restare segrete per i termini previsti, mi pare 50 anni per gli US e poi diventare di pubblico dominio è una regola democratica e rispettosa di ogni diritto, tra i quali quello di governare e poi essere eventualmente anche giudicati dagli storici.
    Lo stesso vale per scritti, fatti e cose private.
    Tutto il resto è barbarie , voglia di confusione e non aiuta affatto a migliorare il mondo.
    I “tecnici dell’informazione” , caro Demata, pure sono tenuti a rispettare le regole e se non gli stanno bene, cercare di farle cambiare o cambiare attività.
    Pier

  5. Avatar Marco
    Marco

    Un vero peccato, Pier, che quei dispacci non fossero protetti da alcuna classificazione (perché nei paesi democratici, se metti sotto segreto un documento, lo devi fare per iscritto) tanto più che per catturare Assange hanno fatto ricorso ad accuse che nulla c’entrano con Wikileaks.
    Per quanto riguarda le “cose private”, il fatto che l’attentatore di Lockerbie sia stato rilasciato per le pressioni della Libia, ti sembra una questione privata? Il popolo britannico non ha forse il diritto di sapere di che pasta è fatto chi li governa? Gli svedesi, che hanno sempre fatto vanto della loro neutralità, non hanno forse il diritto di sapere che il loro governo in pubblico proclama questa neutralità e in privato fa accordi per stradare illegalmente a Guantanamo cittadini svedesi? Gli italiani non hanno forse il diritto di sapere che l’ENI acquista a un prezzo più alto di quello di mercato il gas naturale dalla Gazprom per via di accordi privati tra Berlusconi e Putin?
    In realtà il tuo ragionamento è soltanto quello di chi si vuole sentire tranquillo e protetto tra le braccia dell’autorità costituita.

  6. Avatar Marco
    Marco

    *estradare

  7. Avatar Pim

    @ Demata:
    La vicenda WikiLeaks dimostra soprattutto come lavorano le diplomazie: le informazioni vere e false che siano, vengono tutte recepite e catalogate perché, prima o poi, possono tornare utili. Metodo sempre usato nel corso dei secoli passati. Da questo punto di vista, tali “tecnici” (se esistono) non hanno fatto altro che rivelare la formula dell’acqua calda…
    @ Pier:
    Non so se sia una barbarie – anzi, non lo credo. Penso piuttosto che il manicheismo radicale di Assange, per quanto comprensibile, renderà solo più confusa la scena politica internazionale e non porterà a nulla.
    @ Marco.
    D’accordo con te. Ma il fatto che i libici abbiano fatto pressioni sul governo inglese è una notizia così clamorosa? E che la Svezia non sia così neutrale ce l’ha già raccontato Stieg Larsson.
    WikiLeaks ha scoperto un pentolone semiaperto…
    Grazie per i vostri interventi.
    Pim

  8. Avatar Osman

    Altro che Gossip, come hanno commentato i media Italiani i cables di wikileaks.Non credo che 188 ambasciatori preparati e competenti perdono il loro tempo a fare la rassegna stampa nei paesi dove sono accreditati.E’ normale che l’ambasciata americana in Russia o in Italia si preoccupa, per salvaguardare i propri interessi quando vede il capo di un governo fare la navetta direi il pendolare fra mosca e Roma senza collaboratori e magari senza scorta.
    Osman
    PS:secondo gli esperti del gas non è colpa de l’ENI se l’Italia paga un prezzo più altro rispetto al passato ma colpa dell’Antitrust Europea che ha deciso di togliere il monopolio all’ENI e aprire il mercato a tutti.Ciò ha provocato l’effetto contrario:un aumento del prezzo.Uno suicidio.

  9. Avatar Pim

    @ Osman
    … The bill is troubling as it appears to have been written to give the government enough leeway to block or censor any Internet content “.
    Fa un certo effetto leggere questo dispaccio dell’ambasciatore Thorne. Altro che gossip…
    Grazie, a presto.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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