Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore…”.

(Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe)

Attaccamento una definizione letteraria “Sembra che la volpe sappia come si crei un legame di attaccamento sicuro: la madre assicura sempre la sua presenza e il bambino si abitua a questo rito. È proprio il ripetersi di questo modello di interazione che fa sì che il bambino cominci a crearsi delle aspettative. Si aspetta proprio che quella determinata persona appaia in quel determinato spazio e in quel determinato tempo, ed è il continuo verificarsi di tale rito che gli assicura che esiste lui, esiste l’altro, esiste la relazione. Il legame di attaccamento che si stabilirà fornirà un modello per le relazioni future e per tale motivo le nostre relazioni risentiranno di quella matrice interattiva denso per noi di tanti significati. […] Il legame di attaccamento non è limitato all’infanzia ma dura dalla culla alla tomba e tutto quello che veniva classificato, in maniera quasi dispregiativa e sicuramente patologica, con il termine dipendenza è in realtà un desiderio assolutamente legittimo di ogni essere umano di stare quanto più vicino possibile a chi si vuole bene, a chi in caso di bisogno può prendersi cura di noi. […] Chiedere protezione ed affidarsi non è un sintomo di debolezza ma riconoscere che facciamo parte di un tutto e che questo tutto è più delle singole parti”.

(G. D’Amore Costa su “Una base sicura” di John Bowlby)

5 risposte a “Attaccamento: una definizione letteraria”

  1. Avatar Prishilla

    a mio parere chiedere non è mai sintomo di debolezza, però lo è non essere nelle condizioni di poter far senza. in qualche modo.
    complimenti al nuovo abito blu di scrivere i risvolti!
    prish

  2. Avatar Pim

    Il neonato instaura un legame naturale con la madre, chiede e dà al tempo stesso. Quando si è adulti il discorso cambia: non c’è nulla di male nel dichiarare le proprie difficoltà (anzi, nominarle significa averle superate per metà), però, come dici giustamente, a volte si tratta di ammettere la propria impotenza. Quando l’adulto ricade nella situazione del neonato non suscita tenerezza, bensì compassione, persino pietà.
    Grazie Prish. Lieto che l’abito nuovo ti piaccia.
    Pim

  3. Avatar dragor

    Pim, sei diventato bellissimo. Complimenti. Ho fatto anch’io l’upgrade, ma non ho ancora scelto la nuova grafica.
    Ogni forma di attaccamento deriva dalla consapevolezza che da soli non si puo’soddisfare i propri bisogni. A partire da quando si viene al mondo e non si è più nutriti tramite il cordone ombelicale. Ecco perché la richiesta di amore e la richiesta di potere sono cosi’ intimamente legate.
    Ciao, a presto, buon weekend.
    dragor (journal intime)

  4. Avatar Pim

    Ma io sono sempre stato bellissimo! 🙂
    Il tuo commento mi fa venire in mente che i fatti italiani di questi giorni indurrebbero a riflettere sulla relazione tra potere e attaccamento (alla poltrona). Off topic?
    Buon fine settimana, ciao.
    Pim

  5. Avatar giulia

    Bella questa citazione del grande Bowlby che ha dato un contributo così importante alla psicologia e niaturalmente concordo con lui… Un abbraccio e buona domenica

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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