Vallanzasca - Gli angeli del male Chi ha vissuto la propria adolescenza tra gli anni ’70 e gli ’80 ricorda ancora bene il clamore che suscitarono le gesta di Renato Vallanzasca. La sua figura era circondata da un alone romantico di bandito ottocentesco che resisteva alla consapevolezza dell’infamia dei crimini. L’indubbio carisma, la sfrontatezza innata, lo spirito d’avventura, le fughe rocambolesche, le donne che cadevano al primo sguardo, gli procurarono una popolarità che i media trattarono con una certa ambiguità, incerti tra la condanna e la fascinazione. Quella che sentii persino nel racconto dei miei zii i quali, nell’estate del 1987, furono praticamente testimoni del suo arresto avvenuto a Grado.

Renato Vallanzasca è ora un signore di sessant’anni ormai alla resa. Sta scontando quattro ergastoli e da un anno usufruisce dei benefici del lavoro esterno al carcere; non si è mai pentito, gli è stata negata la grazia, ma ha rinunciato definitivamente a scappare. Il film che Michele Placido gli ha dedicato poteva quindi essere un’occasione di riflessione pacata su una stagione travagliata della storia recente. Purtroppo, invece, la ricostruzione privilegia i toni assordanti, le tinte forti, il ritmo adrenalinico, la grana grossa. Prevale l’effetto accumulo di personaggi e vicende, affastellati in momenti narrativi che si succedono a mitraglietta senza dar tempo di ragionare. Resta soprattutto tagliato fuori il contesto sociopolitico dell’epoca, una delle più buie della nostra Italia. Sono i difetti peraltro consueti del cinema di Placido, sempre privo di mezze misure, veemente al limite del convulso, schematico negli assunti e superficiale nelle conclusioni. Peccato, dicevo. Anche perché Kim Rossi Stuart rivela sorprendenti doti mimetiche, frutto di uno studio approfondito non sul personaggio Vallanzasca ma sulla persona. Da solo vale il prezzo del biglietto.

Vallanzasca – Gli angeli del male, di Michele Placido, con Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Filippo Timi (Italia, 2010, 125’). In programmazione al cinema Ambrosio di Torino.

6 risposte a “Vallanzasca – Gli angeli del male”

  1. Avatar Lucia
    Lucia

    E’ un gangstermovie per i cultori del genere e Placido è bravo in queste cose. Basta che non affronti argomenti più sofisticati: ‘Un viaggio chiamato amore’ era tremendo.

  2. Avatar Pim

    Sono d’accordo con te, Lucia. “Un eroe borghese” resta secondo me il suo lavoro migliore, all’insegna dell’impegno civile e della sobrietà stilistica.
    Ciao, grazie.
    Pim

  3. Avatar dragor

    Tanto valeva affidare la regia a Tarantino, almeno lui queste cose le sa fare. Ecco che cosa manca al cinema italiano: un Melville o un Tavernier che sappia raccontare la storia di un voyou con toni cupi e disperati.
    Ciao Pim, buona serata
    dragor (journal intime)

  4. Avatar Pim

    L’idea di Tarantino è azzeccata. A parte alcuni autori di taglio ragguardevole (Garrone, Sorrentino e pochi altri) il cinema italiano attuale è un surrogato delle fiction televisive.
    Ciao Dragor, à bientôt.
    Pim

  5. Avatar marianna06

    Ottima recensione e concordo con te sulle critiche mosse.
    Il contesto socio-politico maggiormente evidenziato avrebbe ulteriormente reso apprezzabile tutto l’insieme del film.
    Grazie, Pim.
    Un abbraccione.
    Marianna

  6. Avatar Pim

    Contraccambio l’abbraccio, ciao Marianna.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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