Una delle migliori invenzioni del cinema italiano è stato il genere soft-core degli anni ’70. Le genesi di questo genere ha origini alte, vedi il Decameron di Pasolini. Poi ci fu Malizia. Infine arrivò la commediaccia erotica, che trovò il suo apogeo con i filoni delle insegnanti e delle infermiere. Con quei titoli allusivi così geniali che per, poche centinaia di lire, promettevano paradisi visivi ancora vergini. Ero piccino, ma ricordo bene i grandi cartelloni pubblicitari di quei film che inondavano i muri della città, con le forme prorompenti di Gloria Guida o di Lilli Carati che troneggiavano a dimensioni cubitali, inimmaginabili, meravigliose persino per un prepubere secchione com’ero io.
La mia personale fruizione di quei film cominciò però soltanto ai primi anni ’80, quando le televisioni private fecero il loro esordio. I due storici canali Rai, ai quali si era aggiunto un terzo ancora sperimentale, furono improvvisamente affiancati da un proliferare di canali nati su frequenze vicine. Era la Rete4 di allora a trasmettere in seconda serata quei film scollacciati, perpetuando lo scopo per cui essi erano nati: ovvero far su pubblico, non più pagante in questo caso, bensì acquirente (in senso lato). Dalle 22,30 sul piccolo schermo in b/n 14”, sfarfallante e mal sintonizzato che avevo nella mia stanza, andava in onda la saga delle tette. Una saga paesana, sempliciotta, in cui ogni scusa era buona per sventagliarle sotto il naso del telespettatore più ingenuo, ancora poco avvezzo a simili spettacoli della natura. La sequenza della doccia ricorreva praticamente in tutti i film: una volta toccava a Gloria Guida, un’altra a Lilli Carati. E dire che mia madre ripeteva sempre che erano film sporchi… Erano pulitissimi, altroché! E poi compariva Lino Banfi, esagitato come se l’avesse punto una zecca: ogni film che si rispettasse lo aveva tra i protagonisti. Il sua libido perennemente frustrata divenne ben presto un moderno topos. E poi c’era l’immancabile Renzo Montagnani, che spostava il desiderio erotico su un piano surreale. Era peraltro un ottimo attore teatrale, ma accettava quelle parti pecorecce soprattutto per mantenere un figlio disabile. E questo aspetto patetico, che ho scoperto anni dopo, mi spinge a riconsiderare la sua presenza.
Il fisiologico voyeurismo dei puberi di allora veniva comunque pienamente soddisfatto. Non c’erano molte altre fonti di approvvigionamento sessuale. Sembra che stia raccontando di cose fuori dal mondo, eppure (stento anch’io a crederlo) accadeva appena trent'anni fa o poco più. Non esistevano ancora le videocassette, erano pochi quelli che si avventuravano in edicola ad acquistare riviste proibite (Playboy era considerato un must). I cinema porno erano ovviamente off-limits: si rimaneva fuori dall’Artisti Erotic Center o dall’Arco Pussicat con lo sguardo sui manifesti a immaginare chissacosa e poi si tornava alle declinazioni latine o greche. Il massimo del minimo. Pare un’altra epoca. E lo era davvero.







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