Cucinare per qualcuno è la più alta espressione d’amore.

10 risposte a “Cucinare”

  1. Avatar Prishilla

    Sì. Proprio sì.
    Ah, e cucinare per qualcuno una frittatina alle erbe aromatiche, con tutti i crismi, ma proprio tutti, e lanciarla irrimediabilmente nel secchiaio nel maldestro tentativo di girarla, come la vedi? dici che è un segno del destino…??
    Prish

  2. Avatar Pim

    Freud direbbe che, in realtà, la volevi proprio lanciare nel cestino.
    O forse era soltanto un esercizio di giocoleria?
    In ogni caso: per girare la frittata occorre eseguire un movimento rapido con l’avambraccio, ma soprattutto non trovarsi proprio sopra il secchiaio! 🙂
    Ciao Prish!.
    Pim

  3. Avatar Prishilla

    Ehm, temo che l’ultimo particolare che hai sottolineato tagli la testa al toro e dia ragione al vecchio Freud… !!
    Ci riproverò! a presto
    Prish

  4. Avatar rosy
    rosy

    ehm….ma invitare il partner al ristorante non basta?

  5. Avatar Pim

    Gesto carino, Rosy, ma non è la stessa cosa. Bastano due spaghetti e una bottiglia di buon rosso (peraltro, la pancia piena fa male all’amore)…

  6. Avatar PuntoG

    (Mi sciolgo)
    Già….è un pò come fare l’amore.

  7. Avatar Homing Pigeon

    Pienamente d’accordo, Pim!
    HP

  8. Avatar Pim

    @ PuntoG:
    Può essere un buon preludio. Anche se, talvolta, si passa subito all’amore e la cena resta lì. 🙂
    @ HP:
    Da buongustaio come (sono certo) sei…
    Ciao.
    Pim

  9. Avatar dragor
    dragor

    Dipende da come si cucina. A volte non si ama nemmeno facendo l’amore
    dragor (journal intime)

  10. Avatar Pim

    Se le intenzioni culinarie sono buone, si può passare sopra anche a una cena non proprio perfetta (in ogni caso, caro Dragor, io mi cautelo sempre portando un buon vino!).
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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