P1000634Aleppo, la Grigia. Quattro anni fa, di questi giorni, mi trovavo là. L’imponente cittadella medioevale, che racchiude memorie comprese tra l’epoca seleucide e quella ottomana. Il Museo Archeologico, ricco di reperti provenienti dalla storia più antica del Vicino Oriente. Quindi la visita alla Grande Moschea, infine al fiorente e vivace suq. Pernottai in una piccola stanza al sesto piano di un hôtel internazionale situato nella città nuova, a due passi dal vasto parco pubblico.

Aleppo fu anche la destinazione di zia Dolores, infermiera missionaria, che lavorò in quell’ospedale tra il 1959 e il 1967. Mi raccontava dei beduini, i quali dormivano in terra e sui letti ci camminavano; e che, poche ore dopo aver subito pesanti interventi chirurgici, pacifici mangiavano fagioli e pistacchi.

P1000644Altri tempi. Le notizie che ora giungono da Aleppo sono terribili e mi colpiscono profondamente. Mi domando che fine avrà fatto Elia, l’impeccabile accompagnatore del gruppo di cui facevo parte. Quale la sorte di Samir, il facchino dell’albergo sempre in attesa di una mancia, e di tutti quei bambini che fotografai insieme alle loro famiglie…

Aleppo era una città moderna, dall’atmosfera indaffarata che hanno i centri dediti prevalentemente al commercio. Boutique, alberghi, cinema e ristoranti inducevano i turisti – turchi, ex sovietici, molti italiani – a prolungare il soggiorno. Imprenditori locali e stranieri avevano investito parte dei loro capitali per restaurare alcuni dei palazzi più antichi e riportarli a nuovo splendore. L’Unesco l’aveva dichiarata patrimonio dell’umanità.

Tutto finito. Eppure, nonostante o forse a ragione di tutta la ferocia della guerra civile, non posso non ripensare alla gentilezza e all’ospitalità che incontrai. Ad Aleppo come a Damasco, ad Hāmā, a Palmyra.

(Fotografie scattate il 7 agosto 2008. Ne trovate altre quiqui. )

9 risposte a “La mia Aleppo”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Se l’UNESCO lo ha dichiarato patrimonio dell’umanità, adesso l’umanità è più povera
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Vero, verissimo, purtroppo…
    Pim

  3. Avatar Tesea

    Vi sembrerò cinica, ma secondo me, se ci tengono, potrebbero pure continuare a combattersi, ma risparmiassero almeno i monumenti. Sono di tutti, anche nostri.
    Tesea

  4. Avatar Pim

    Tesea, il problema è che non credo che la popolazione ci tenga molto (i bambini certamente no). Il problema è Bashar Al-Assad, abbarbicato al potere come la tigna, che sta reprimendo i moti insurrezionali secondo la miglior tradizione familiare (il padre Hafez massacrò nel 1982 la popolazione di Homs). Il problema è il consueto immobilismo “occidentale” di fronte alle catastrofi umanitarie (http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/465892/)…
    Pim

  5. Avatar rosy
    rosy

    la cosa più triste è che non si intravvede nessuna soluzione

  6. Avatar Pim

    È così, purtroppo. Diversamente da ciò che accadde in Egitto, ad esempio, Bashir conserva l’appoggio dei vertici delle forze armate – di fede alauita come lui.

  7. Avatar Tesea
    Tesea

    Certamente se non vi fosse stata (e non continuasse) l’ingerenza straniera non ci sarebbe nemmeno il massacro.
    Tesea

  8. Avatar Pim

    Quando parli di ingerenza, Tesea, penso soprattutto al credito che i Paesi occidentali hanno sempre dato a Bashir (ricordo Tony Blair, ad esempio). E pure ai giudizi morbidi sul regime militare che lessi su Lonely Planet. Il tutto perché occorreva puntellare l’alleanza anti-Iran…
    Pim

  9. Avatar Tesea
    Tesea

    E’ vero. Purtroppo quelle aree non sono che pedine di giochi più vasti.
    Tesea

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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