Credo a classifiche e premi non più di quanto agli asini che volano. Purtroppo il cinema vive d’innumerevoli contraddizioni che mortificano l’arte e magnificano le cialtronate. Le conferenze stampa escono raramente dal tritarifiuti delle banalità, il cicaleccio non sublima quasi mai nel dibattito e l’audience soppianta quasi sempre la qualità. Siccome le manifestazioni come Venezia funzionano essenzialmente per fini promozionali, prendiamole allora per quel che sono. Tutto il resto che gravita attorno (passerelle, glamour, scandaletti) è cronaca spicciola, da consumare e buttare insieme alle pagine di quei rotocalchi che le signore leggono dal parrucchiere.
Esatto, prendiamole come delle operazioni puramente promozionali. Hanno il merito di democratizzare l’informazione, specie per le persone come me, che amano il cinema ma non sono molto attente a cio’ che succede… Per quanto riguarda la qualità, c’è sempre qualcosa da salvare..
Ciao Pim, un abbraccio!
Promozione per promozione, preferisco Cannes: la luce di maggio, l’aria leggera del mare, le passeggiate senza meta sulla Croisette…
Bentornata Pat, ti abbraccio anch’io.
Pim
E la promozione ideologica. La correttezza politica è sempre alla ribalta, vedi quello scemo di Moretti che ha sbancato Cannes o i film terzomondisti spacciati per capolavori. Forse qualcosa cambierà in Venezia 3000…
dragor (journal intime)
Chi smette di utilizzare le funzioni della mente e si limita a cercare consensi finisce per essere politically correct. Per fortuna il cinema lascia ancora molto spazio a chi ha da dire qualcosa di nuovo e dirompente. Anche nei festival, anche a Venezia 2012, qualcosa riesce a emergere. Speriamo sia sempre così…
Ciao Dragor, buona settimana.
Pim
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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