a volte le parole
hanno fiato corto
e gambe di cemento.
lettera per lettera
cadono come cavalli
che ricevono scossi
il colpo di grazia.
nessun ricorso
può resuscitarle:
le parole rendono
l’anima al mittente,
pace alle proposizioni
di buona volontà.

6 risposte a “a volte le parole”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Si potrebbe tentare con l’elettroshock
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Tesea
    Tesea

    La poesia è molto bella e anche il richiamo alle immagini.
    Suggerisce la reazione ad una forte emozione nel suo autore.
    Tesea

  3. Avatar Prishilla

    la stamperei sul muro di fronte alla scrivania!
    splendida e verissima
    prish

  4. Avatar Pim

    @ Dragor:
    Temo che l’elettroshock peggiorerebbe il quadro clinico… 🙂
    @ Tesea:
    Più che un’emozione, che è sempre qualcosa di reattivo, un sentimento di inadeguatezza, anche di sconforto.
    @ Prishilla:
    Sarebbe un’onore. pensa invece che ho tenuto per anni queste righe in un cassetto. In un’agenda, scritte a matita e poi abbandonate lì.
    Grazie.
    Pim

  5. Avatar PuntoG
    PuntoG

    Io la ruberò per attaccarla sul mio blog.
    Credo che il senso di smarrimento e sconforto sia però ben maggiore per quelle parole mai dette, per silenzi tombali, per spalle in dissolvenza
    .
    Ciao Pim
    PuntoG

  6. Avatar Pim

    In effetti si potrebbe provare a fare una classifica dei motivi di sconforto, G., credo che i tuoi sarebbero quantomeno nella top ten. Sarebbe bello se sapessimo trasformarli in occasioni di rilancio.
    Ciao, a presto.
    P.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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