High HopesUna volta, sì, prima che mi spingessi fin qua, non potevo saperlo esattamente. A quel tempo il mondo sembrava ancora diverso, più facile. Le mille cose da nulla mi toccavano come fossero esperienze, diventando amiche e importanti. Ero persuaso che le circostanze esterne non sarebbero state affatto sfavorevoli. In quel periodo mi trovavo al principio della strada, come un artista vedevo tutto a tinte nette e per impossessarmene provavo semplicemente a raccontare, rivivere un’altra volta e conservare. Ma le rime si disperdono, non l’avevo capito subito, e a poco a poco ho smesso di ritrovare nomi e numeri. Perciò non disturbarti, non ti aspetto. Ora non più.

(Ascoltando High Hopes)

5 risposte a “High Hopes”

  1. Avatar agnès

    Non ti aspetto più
    neanche se quando ritorni
    ritornasse un` altra estate
    Non ti aspetto più
    é passato molto tempo
    le mie stagioni sono già finite
    Non ti aspetto più
    e vado via da qui
    oltre questo ponte
    un altro ponte
    e ancora un fiume
    e un altro fiume ci sarà
    Non ti aspetto più
    e vado via perchè
    oltre l’ orizzonte
    un altro mare
    e ancora un mare
    e un altro amore
    ci sarà
    (Gianmaria Testa)

  2. Avatar Prishilla

    …quando le mille cose da nulla erano esperienze, quando le tinte erano nette – come lo sono di primo mattino – quando le rime rispondevano allo schioccare delle dita, quando anche aspettare era, in fondo, vivere.
    Che belle pennellate, Pim, in cui proiettarsi e riviversi, stamattina!
    Grazie e buona giornata
    Prish

  3. Avatar Pim

    @ Agnès:
    Gianmaria Testa. Bellissima citazione, arricchisce i miei pensieri.
    @ Prish:
    Vero, quando aspettare sembrava incluso nel pacchetto vivere e non un perdita di tempo… Grazie, i tuoi complimenti sono come lo zucchero nel caffè.
    Pim

  4. Avatar rosy
    rosy

    non avevo mai sentito questa versione di gilmour solo, è struggente e induce alla meditazione. grandi speranze che vanno a morire nella notte, in fondo al buio.

  5. Avatar Pim

    Versione alleggerita rispetto a quella magniloquente proposta dai Pink Floyd, la melodia guadagna sfumature più intense.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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