“Personalmente, faccio film per motivi terapeutici: quindi, se la terapia ha funzionato, quando il film è finito mi disinteresso un po’ del suo destino. Si potrebbe dire che ho portato avanti la pratica psicoanalitica parallelamente a quella cinematografica. In ogni caso si tratta di un’analisi strana, che si interrompe ogni volta che inizio un film. Durante il periodo delle riprese, il film sostituisce l’analisi”.
Scrivere può essere una forma di psicoterapia informale, Irene: dà sollievo e sostegno. Non ci si deve attendere chissaquale risultato, tuttavia è un buon modo per dare un nome alle proprie emozioni – roba mica da poco… E per questo scopo esiste anche la cinematerapia, che adotta principi analoghi alla musicoterapia. Sono argomenti molto interessanti, dalle prospettive ancora inedite.
Ciao, grazie.
P.
@ Tesea:
Infatti, questo è il motivo per cui scrivo. E concordo con quanto sosteneva anni fa un’amica: tengo un blog perché non ho i soldi per lo psicoanalista. Anche per rendere un po’ meno insopportabile il mondo in cui viviamo.
Ciao, grazie.
Pim
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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