BernardoPersonalmente, faccio film per motivi terapeutici: quindi, se la terapia ha funzionato, quando il film è finito mi disinteresso un po’ del suo destino. Si potrebbe dire che ho portato avanti la pratica psicoanalitica parallelamente a quella cinematografica. In ogni caso si tratta di un’analisi strana, che si interrompe ogni volta che inizio un film. Durante il periodo delle riprese, il film sostituisce l’analisi”.
(Bernardo Bertolucci, Parma 16 marzo 1941)

6 risposte a “Bernardo”

  1. Avatar irenespagnuolo

    Spesso vale anche per la mia scrittura…
    D’altra parte certi film svolgono una funzione terapeutica anche per chi li guarda!

  2. Avatar Pim

    Scrivere può essere una forma di psicoterapia informale, Irene: dà sollievo e sostegno. Non ci si deve attendere chissaquale risultato, tuttavia è un buon modo per dare un nome alle proprie emozioni – roba mica da poco… E per questo scopo esiste anche la cinematerapia, che adotta principi analoghi alla musicoterapia. Sono argomenti molto interessanti, dalle prospettive ancora inedite.
    Ciao, grazie.
    P.

  3. Avatar Tesea
    Tesea

    C’è di bello che (tranne che il fare film) si tratta di terapie gratuite, mentre quelle con lo psicanalista costano parecchio.
    Tesea

  4. Avatar irenespagnuolo

    E attraverso quello che raccogliamo e raccontiamo tante volte compiamo un percorso dentro noi stessi…

  5. Avatar Pim

    @ Tesea:
    Infatti, questo è il motivo per cui scrivo. E concordo con quanto sosteneva anni fa un’amica: tengo un blog perché non ho i soldi per lo psicoanalista. Anche per rendere un po’ meno insopportabile il mondo in cui viviamo.
    Ciao, grazie.
    Pim

  6. Avatar Pim

    @ Irene:
    Un percorso dentro le proprie emozioni, imparando riconoscerle, a dare loro un nome. E a scoprirle negli altri.
    Buona giornata, ciao.
    P.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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