Prendimi l'animaLo
psicologo Aldo Carotenuto pubblicò parecchi anni fa il carteggio (incompleto) di
Sabina Nikolaevna Spielrein, paziente di Carl Gustav Jung
ai tempi del Burghölzli e poi lei stessa psicoanalista. L'operazione suscitò giusto l’interesse degli studiosi e tutto
finì seppellito negli atti di qualche congresso. Il regista Roberto Faenza si recò
quindi in Russia ove recuperò alcuni documenti che, a suo dire, proverebbero la
relazione sentimentale (sessuale) tra la donna e il suo terapeuta nonché maestro. Da
questi trasse il film Prendimi l’anima,
con Emilia Fox
nel ruolo di Sabina e Iain Glen in quello di Jung  Per inciso: pare che
tali documenti non dimostrino un bel niente, se non che lei si era innamorata (faccenda non particolarmente originale) e lui tentennò assai (e
neanche questo mi sembra un fatto degno di nota).

Il
punto non è se sia sensato girare una fiction su questa vicenda: basta
non spacciare la fiction per verità storica come ha fatto Faenza. Prendimi l’anima tradisce
e falsifica la complessità del triangolo Jung – Spielrein – Freud (anche se il
padre della psicoanalisi rappresenta un vertice solo fittizio) mediante una
libera quanto arbitraria ricostruzione degli eventi. Trascura sfumature e
dettagli, permettendosi al contrario invenzioni poco credibili: la Spielrein
viene semplicisticamente presentata come vittima di Jung, dipinto alla stregua
di uno sciupafemmine da strapazzo.

La rielaborazione
filmica si spinge arbitrariamente molto in là, sostenendo la tesi che
Jung non violò solo il codice deontologico professionale ma tenne un comportamento
riprovevole nei confronti della donna, della sua famiglia, raccontando un sacco di balle pure
a Freud… Insomma, spaccia per analisi storica del gossip senza troppi dati
concreti. Si tratta di un errore di prospettiva, grave non soltanto perché stiamo
parlando di Jung – che, come i miei venticinque lettori sanno, a me sta simpatico assai.

La
verità è che tuttora ignoriamo quale tipo di rapporto vi fosse tra i due, al di
là di quello strettamente professionale. La relazione sessuale non è mai stata
provata e dal carteggio della donna si ricavano solo suggestioni. Chi si occupa
di storia della psicologia l'ha ripreso e studiato, ma non ne ha ricavato
molto. Se non che le cose dell’anima sono elusive e misteriose. Bella novità…

Prendimi
l’anima, di Roberto Faenza, con Emilia Fox, Iain Glen, Craig Ferguson (Ita/Fra/GB,
2002, 90’). Domenica 5 maggio, ore 17,25, Iris Tv.

4 risposte a “Prendimi l’anima”

  1. Avatar Miss
    Miss

    Ho letto il libro e naturalmente visto il film e mi sono piaciuti molto sia l’uno che l’altro. Ci sono state nuove scoperte che hanno dimostrato l’inattendibilità di ciò che anche Carotenuto mi sembra sostenga nel libro?

  2. Avatar Pim

    Ricordo che ne avevamo parlato, Miss. Il libro è del (vado a memoria) ’91, il film del 2002: da allora, l’interesse degli storici sulla vicenda tra Carlìn e Sabina si è rarefatto. Non dei cineasti, però: Cronenberg, con A Dangerous Method, l’ha riproposta con buon successo – bravissimo Mortensen nei panni di Freud ma da dimenticare la Knightley che fa le boccacce… 🙂
    (Ne parlai qui: http://pim1.typepad.com/scrivere_i_risvolti/2011/10/a-dangerous-method.html)
    Ciao, grazie.
    P.

  3. Avatar Badev

    La Knightley fa le boccacce? Allora è un’abitudine, le fa fare anche ad Anna Karenina (ho trovato entrambi i protagonisti del nuovo Anna Karenina entrambi un po’ stucchevoli, ma forse sono un po’ suggestionata dall’inarrivabilità di Greta Garbo).
    A me non era dispiaciuto Prendimi l’anima, ma sentire che non c’è fedeltà ai fatti storici, mi disturba un po’.
    La cosa migliora del film comunque erano le musiche.

  4. Avatar Pim

    La Knightley sa riprodurre due o tre espressioni (un po’ come Leone diceva di Eastwood, con cappello e senza) e fa sempre quelle. L’ultima versione di Anna Karenina mi è sfuggita ma conto di riprenderla più in là.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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