Il confineScossi pensieroso la testa, quasi dispiaciuto. << Sono cresciuto pensando che esistesse un confine tra bene e male >>, dissi. << Poi, con il tempo, quel confine si è fatto indistinto, è diventato più sottile, impalpabile. E ho capito due cose: si passa con facilità e si può anche tornare indietro. Non si tratta di scegliere se vogliamo essere buoni o cattivi, ma fino a quale punto è lecito spingersi >>.

8 risposte a “Il confine”

  1. Avatar dragor
    dragor

    Per tracciare un confine fra il bene e il male, prima bisogna definire che cos’è bene e che cos’è male. Vuoi scommettere che ogni definizione troverà milioni di contestatori?
    Ciao Pim, buona domenica
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Ciascuno di noi elabora una propria definizione di bene e di male, caro Dragor, applicandola quindi nella quotidianità dell’esistenza. I problemi nascono quando ci si rende conto che la linea di confine è in continuo movimento, un’entità dinamica insomma. Mi domando allora: fin dove posso spingere le mie azioni? Quale è il punto superato il quale commetto un danno irreparabile – per me stesso, soprattutto per gli altri?
    Pim

  3. Avatar irenespagnuolo

    Il guaio è che talvolta la domanda ce la poniamo in ritardo…

  4. Avatar Pim

    Direi pressoché sempre. E l’esperienza purtroppo non insegna.
    Ciao Irene.
    Pim

  5. Avatar rosy
    rosy

    però si può tornare indietro….

  6. Avatar Pim

    Si può, ma resta sempre da capire il punto oltre il quale non è più possibile. Raramente siamo così lucidi da capire in presa diretta il senso del nostro agire; e quando succede, l’angoscia può essere un ulteriore elemento che reca confusione.
    Pim

  7. Avatar prishilla

    Non è una linea, quella che separa il bene e il male. Più spesso, e’ un risvolto 😉

  8. Avatar Pim

    Qualche volta un risvolto inconsapevole… 🙂

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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