Il Cantico delle Creature di frate Francesco rappresenta la
descrizione poetica della gratitudine, uno dei sentimenti più nobili che l’animo
umano può sperimentare. Secondo Melanie Klein, essa si sviluppa quando il
bambino impara a godere della relazione con la mamma e di tutto ciò che di
buono gli offre. Dopo aver introdotto latte e amore, la sensazione di
appagamento che ne consegue gli permette di superare l’avidità e l’invidia primarie
e sentire gratitudine per quanto ricevuto. Non è una condizione di piacere egoistico:
la possibilità/capacità di provarla implica l’accettazione dei propri limiti e
apre la strada al riconoscimento dell’altro. È il segno del superamento della
posizione schizoparanoide e del raggiungimento di un funzionamento mentale depressivo; ovvero, il momento centrale della nostra crescita. La felicità è appunto questo ritrovarsi pieni d’amore e pienamente grati a chi ce lo dona, nonostante
le inadeguatezze che abbiamo. Francesco è l’esempio più alto del conseguimento di
uno stato mentale depressivo, perché si rivolge non a un oggetto specifico ma verso
il mondo e tutti gli esseri viventi. “Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature”: il sole, la luna, l’acqua, l’aria, la
luce, la terra, il fuoco, la notte, l’amore. E questo senso profondo del
ringraziamento va anche al dolore e alla morte intesi come aspetti ineludibili della
vita, da non negare bensì da elaborare.







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