Pro_002_01Così 'Emma', tanto tempo fa.
 
'Le sale cinematografiche, i musei, i teatri e le sale da concerto, le librerie e le biblioteche, sono i luoghi del tempo prezioso, delle felicità pure. Mentre pensavo di scrivere quello che ho scoperto un mese fa a Parigi, su un posto molto famoso e molto amato, mi è tornato in mente questo brano, tratto da “I quaderni di Malte Laurids Brigge: autoritratto del poeta giovane” di R.M. Rilke, che è dedicato alla Bibliothèque Nationale.
“Siedo e leggo un poeta. Nella sala c’è molta gente, ma non si avverte. Sono nei libri. A volte si muovono tra le pagine, come persone che dormono e si rigirano tra due sogni. È bello stare in mezzo a uomini che leggono. Perché non sono sempre così? Puoi avvicinarti ad uno e sfiorarlo: non sentirà nulla. E se nell’alzarti urti appena un vicino e ti scusi, lui accenna col capo dalla parte in cui sente la tua voce, il suo viso si volge senza vederti, e i suoi capelli sono quelli di un uomo che dorme. Come fa bene questo. Ed io siedo e ho un poeta. Che destino: nella sala sono forse ora trecento lettori; ma è impossibile che ognuno abbia un poeta (Dio sa cosa avranno). Non esistono trecento poeti. Ma guarda quale destino: io, forse il più povero di questi lettori, uno straniero, ho un poeta. Sebbene sia povero. Sebbene l’abito che porto ogni giorno cominci, in qualche punto, a logorarsi; sebbene sulle mie scarpe si possa trovare da ridire”'.

5 risposte a ““Siedo e leggo un poeta””

  1. Avatar Irenespagnuolo
    Irenespagnuolo

    Poesia pura. Ho un poeta. Sebbene sia povero…
    Con la ricchezza di capirlo e goderne. La felicità “nei” libri e dei libri!

  2. Avatar Pim

    Molto bella l’analogia tra la lettura e il sonno, in effetti i processi psichici che si hanno quando si è immersi in un libro non sono poi tanto diversi da quelli in cui si sogna.
    Ciao Irene, grazie.
    P.

  3. Avatar rosy
    rosy

    i libri sono la nostra salvezza.

  4. Avatar Prishilla

    Ho letto ed è come se avessi sognato 🙂
    Grazie, Prish

  5. Avatar Pim

    Grazie a te, Prish. 🙂
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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