Negli occhi conservo l'immagineNegli occhi conservo l’immagine di una donna che si trucca davanti allo specchio del bagno, in una luminosa mattina di settembre. Fondotinta, mascara, rossetto. I suoi gesti leggeri e precisi esprimono una serena calma interiore che s'irradia tutt'intorno. Vorrei ricordarle che dovrebbe sbrigarsi, siamo in ritardo, la colazione ci attende. Rimango invece appoggiato allo stipite della porta, in silenzio, ad osservarla incantato.

6 risposte a “Negli occhi conservo l’immagine”

  1. Avatar rosy
    rosy

    un’immagine bella e seducente…. nell’amore non si deve mai avere fretta, mai….

  2. Avatar dragor
    dragor

    Quando devo uscire con una donna che non finisce più di truccarsi, la sua “serena calma interiore” mi trasforma in una belva. Non per niente i sessi sono complementari 🙂
    dragor (journal intime)

  3. Avatar Pim

    @ Rosy:
    L’amore vale un elogio alla lentezza.
    @ Dragor:
    Di regola anch’io manifesto segni di impazienza, però mi è successo di restare incantato, senza parole, completamente avvinto dalla scena che si svolgeva di fronte a me. Senza riuscire a staccarmene.
    Pim

  4. Avatar irenespagnuolo

    L’amore vale un elogio alla lentezza Pim è una chicca! Chapeau.
    Direi che c’è qualcosa di sensuale nella donna allo specchio che si prende cura della propria bellezza. Dragor diventa una belva adesso…secondo me nei primi tempi, quelli della passione, si è sciolto e si scioglierebbe come te in un lungo sguardo incantato.
    😉
    Irene

  5. Avatar Pim

    Sì, ne sono convinto, cara Irene. Dragor ha lo sguardo da duro, alla J.P. Belmondo, ma il cuore tenero… 🙂
    P.

  6. Avatar Sve^-^
    Sve^-^

    Bell’immagine….

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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