Le parole si svuotano dalle tasche, ricadono inerti lungo i fianchi, cedendo arrendevoli alla distanza. Si deglutisce aria e saliva, la lingua delusa appoggiata agli incisivi, cercando attenti di non soffocare.
Le parole si svuotano dalle tasche, ricadono inerti lungo i fianchi, cedendo arrendevoli alla distanza. Si deglutisce aria e saliva, la lingua delusa appoggiata agli incisivi, cercando attenti di non soffocare.
sento il gusto, di queste parole, delle tasche svuotate.
buona settimana Pim
Prish
A volte succede, cara Prish. Come nei fumetti, dove nella nuvoletta sta solo —
Pim
Rotolano fuori?!
…
A volte scivolano indietro nella bocca, per gravità scendono verso l’esofago, invischiate e liquide…
già…

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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