Niente pioggiaNiente pioggia, oggi, ma una coltre brumosa così diluita da bagnare i capelli e quasi intirizzire. La vita urbana reca con sé qualcosa d’imprevedibile che sa sempre catturarmi. Osservo gli studenti che tornano da lezione, il tassista che apre lo sportello a una signora anziana, la commessa che scruta fuori dal negozio, la gitana che vuole leggermi la mano. Ne colgo i gesti, le esitazioni, delineo i loro percorsi, immagino propositi e aspettative. Fingo le loro esistenze appena il mio sguardo non riesce più a raggiungerli.

Non ho mai amato i paesi di provincia, per quanto raccolti e silenziosi, perché non conservano a lungo angoli segreti, non tengono nascoste le persone. Il tempo ne consuma irrimediabilmente il fascino: si conosce presto ogni portone, ogni finestra, ogni voce, ogni lacuna. E poi l’anonimato: non si può scomparire senza destare sospetti, congetture, illazioni, o essere consapevoli che il proprio volto diventerà comune in mezzo a tanti altri, certi che nessuno seguirà tracce pur labili.

Al contrario, in una grande città so di non sapere chi sono le persone che ho appena scrutato e dimenticherò all'istante. Se entro in un caffè ampio come questo, riempito di corpi infagottati e specchi, mi accontento d’interessi fuggevoli e ipotesi non verificabili. Ad esempio, l’uomo seduto al tavolo accanto ha zigomi marcati e semicerchi bluastri a circoscrivere gli occhi: sarà un pugile o un camionista? O forse ha un’impresa edile con diversi operai alle sue dipendenze. E la ragazza che sta con lui e accenna una risata? Ha mani solcate da screpolature vistose, le unghie usurate dall’incuria: forse lavora al mercato del pesce, oppure fa la cassiera in un piccolo supermercato di zona.

Mi fingo forestiero e vago come un turista, un intruso, straniero alle cose, alle strade che pure ho consumato. Indugio nelle piazze, tra i palazzi e i monumenti che, nella luce tarda del pomeriggio, hanno contorni soffici.

4 risposte a “Niente pioggia”

  1. Avatar emma
    emma

    Bellissimo omaggio alla tua città et à l’anonymat qui renforce le mystère et la volonté de se projeter sans cesse.. comme si on découvrait éternellement, avec beaucoup d’amour cet endroit cher à notre âme

  2. Avatar Pim

    J’aime penser que, dans un environnement urbain, il est plus facile de protéger notre identité par rapport à un contexte provincial. Observer les autres, imaginer leur vie, en effet, c’est un jeu que je apprécie vraiment.
    Merci Emma.

  3. Avatar prishilla

    E come un turista fotografi, ed è bello sfogliare queste tue foto, rapide e vivide, intrise. 🙂

  4. Avatar Pim

    E, da parte mia, è bello sapere che sfogli questo piccolo album fotografico.
    Grazie Prish.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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