Un muro bianco può essere un foglio grande di carta. Avevo disegnato un albero spoglio, una casa con il tetto rosso magenta e la porta azzurra. Un bambino, che credo mi somigliasse, camminava sotto la neve stringendo una cartella marrone. Dalla finestra, una donna agitava la mano per salutarlo. Negli anni hanno ridipinto quel muro, intonacandolo con scrupolosità, ma il disegno non è del tutto svanito. In controluce rivedo il tetto magenta, gli occhi della signora affacciata, la cartella marrone.
Fra qualche migliaio di anni quel muro sarà un reperto archeologico. Anche la grotta di Lascaux era un foglio grande di carta.
Ciao Pim, buona notte
dragor (journal intime)
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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