La nostalgia evoca un ritornoLa nostalgia evoca un ritorno irrealizzabile; il suo sguardo va ad ovest, verso il tramonto del sole, dietro un orizzonte perduto. La speranza s’indirizza invece verso est, dove nasce il mattino e al sole si aprono i fiori. Nulla finisce mai davvero e tutto rinasce, sia pure in una forma nuova, assumendo sembianze sconosciute. Dobbiamo semplicemente imparare a coltivare la pazienza.

(Riuscirò anch’io?)

(Fotografia scattata a Cannes il 30 aprile 2015)

9 risposte a “La nostalgia evoca un ritorno”

  1. Avatar Prishilla

    Oh Pim, se trovi il concime giusto passa parola, ti prego!!!

  2. Avatar Pim

    Anche tu, Prish, per favore!

  3. Avatar rosy
    rosy

    un bellissimo canto di nostalgia…. lo sguardo all’indietro è letterario cinematografico, lo sguardo avanti è la vita….

  4. Avatar Pim

    Ogni tanto mi sento un po’ zen, Rosy. Riuscirò a convincere anche me stesso?

  5. Avatar rosy
    rosy

    ecco….
    nemmeno io son tanto zen.
    grazie pim….

  6. Avatar dragor
    dragor

    Devo essere un nostalgico, ho sempre adorato l’Esterel con i relativi tramonti. In compenso il Cap Martin mi ricorda che devo alzarmi il mattino.
    dragor (journal intime)

  7. Avatar emma
    emma

    Cher Pim, en passant par ici, se perdant plus précisément dans les pages de ton blog si riche, on a de moins en moins l’impression de regarder vers .. l’ouest; parfois d’atteindre sereinement, l’est et cette sensation salutaire d’espérance.. Mais, c’est surtout du présent que se chargent ces lignes, d’une ‘pienezza’ de ce qui est présent, vif, hic et nunc..

  8. Avatar Pim

    Ma tu sei un romantico, Dragor!
    🙂

  9. Avatar Pim

    Les souvenirs et les espoirs, en fait, vivent dans le présent.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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