TatiSe del cinema non ve ne importa proprio niente ma volete atteggiarvi, dite che siete degli appassionati di Jacques Tati, uno dei registi che più hanno contribuito allo sviluppo del linguaggio filmico.
Ah, non dimenticate naturalmente di aggiungere che Play Time è imperdibile. Le vicissitudini produttive (venne ricostruita una città alle porte di Parigi) e il flop al botteghino (Tati si ostinò a volerlo distribuire nel formato 70mm anziché 35mm) non gli hanno impedito di diventare un classico al pari dei migliori Chaplin e Keaton.
Credete a me. Farete un figurone.

3 risposte a “Tati”

  1. Avatar Luciano
    Luciano

    Non si può non pensare a Chaplin e a Keaton (anche all’ultimo Bunuel). Tati non fa nulla per dissimulare le fonti maggiori della sua ispirazione.

  2. Avatar Pim

    Il conflitto con il mondo degli oggetti e delle persone, la sua estraneità ad esso sono propri del cinema di Keaton. Tati vi aggiunge l’amara riflessione sulla modernità e sul progresso tipici di Chaplin (con qualche spunto surreale in più).
    Grazie.

  3. Avatar rosy
    rosy

    post davvero divertente, pim!

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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