Il Mozart imprevedibile di Ettore ScolaEttore Scola scelse il Teatro Regio di Torino per debuttare nella regia lirica. Curò infatti la messinscena di Così fan tutte di Mozart che andò in programma dal 22 aprile al 4 maggio 2003, poi ripresa nella stagione 2011-2012. Lo spettacolo, al quale assistetti anch’io, venne accolto con molti consensi soprattutto per il lavoro puntuale che Scola fece sulla recitazione dei cantanti.
L’intervista che riporto venne concessa dal regista a Stefano Della Casa per il mensile Sistema Musica, pubblicato nell'aprile 2003.
 
<< Non ho difficoltà a concedere interviste, naturalmente: purché non si tratti di radio, di giornali o di televisione >>. La premessa con la quale Ettore Scola si schermisce da una possibile intervista sulla sua prima regia di opera lirica è coerente con il suo talento di umorista formatosi sulle colonne del "Marc'Aurelio", ma potrebbe raggelare per sempre il giornalista malcapitato.
Per fortuna, Mozart è un ottimo argomento e “Così fan tutte” si presta molto bene a una conversazione leggera ma approfondita. << È un'opera che non ha il significato di altre dello stesso Mozart, non suona come "mille bombarde che sparano contro la nobiltà". Ma forse è interessante proprio per questo. Consente di essere meno schiavo della fissità del libretto. Ad esempio, ho alleggerito alcune parti recitative perché rallentavano l'azione appesantendola. E ho pensato di lavorare soprattutto sulla recitazione, su come gli attori staranno in scena. In questo posso intravedere un ruolo possibile per il regista. Per il resto, l'opera lirica è molto codificata. Il libretto spesso è modesto, il suo contenuto è completamente lontano e a volte incomprensibile. Ma l'appassionato di lirica giustamente non sopporta manomissioni. Ecco perché penso che la zona in cui il regista può far valere la sua autonomia sia la recitazione. E su essa io lavorerò >>.
Non è la prima volta, naturalmente, che a Ettore Scola viene chiesta una regia lirica. Prima, ad esempio, è arrivato il Maggio Musicale Fiorentino. << Avevo appena girato “Il mondo nuovo”, era stato un buon successo, loro dovevano allestire un “Andrea Chénier” e così hanno pensato a me perché avevo appena trattato la Rivoluzione Francese. Ma non se ne fece niente >>.
Il regista di “C'eravamo tanto amati” e di “Una giornata particolare” (che sta per essere restaurato dalla Philip Morris) ha appena terminato un nuovo film e conta i giorni che lo separano dal missaggio dell'ultima fatica per lo schermo e, a ruota, dal suo cimento teatrale con Mozart. << Già, Mozart. Non so nemmeno se sia il più grande. Io ascolto molta musica classica. Di Mozart mi piace il fatto che sia imprevedibile. La musica per me è importante, ma non mi sento uno specialista >>.
Non sarà uno specialista, non si ritiene un appassionato, ma la musica è molto importante per il suo cinema. Basti pensare a “Ballando Ballando”, dove con le note scorrono un secolo di fatti storici e di drammi personali. Oppure al già citato “Una giornata particolare”, o ancora al ruolo che le canzoni avevano in un film che Scola ha firmato come sceneggiatore, “Io la conoscevo bene”, dramma socio-esistenziale per una giovanissima e stupenda Stefania Sandrelli.
<< Eppure, sembrava proprio che il mio cinema e l'opera lirica non si sarebbero mai incrociati. Da giovane, ad esempio, ho fatto il negro per moltissimi film, scrivevo sceneggiature e dialoghi senza figurare sui titoli di testa. È avvenuto per i Totò, per le commedie, persino per qualche film d'avventura. Mai per i film tratti da opere liriche. Eppure, all'epoca se ne facevano molti. Age, Scarpelli e lo stesso Monicelli, per esempio, hanno scritto la sceneggiatura di “Casa Ricordi”, vera e propria summa dell'opera lirica italiana. Un capolavoro di comicità involontaria, con dialoghi tipo “Oh, ciao Donizetti!”, “E tu come stai, Rossini?”. Il fatto di non averci partecipato sembrava un segno del destino. Invece, eccomi qua, al Regio e con Mozart. A Torino ho già girato due film, “Trevico-Torino. Viaggio nel Fiat-Nam” e “Passione d'amore”. Due film diversissimi, il primo militante e di attualità, il secondo melodrammatico e in costume. Con “Così fan tutte” mi presento per la terza volta. L'importante è fare sempre qualcosa di diverso. E naturalmente, non rilasciare mai e poi mai un’intervista >>.
 
(Fotografia tratta da Teatro Regio Torino)

4 risposte a ““Il Mozart imprevedibile di Ettore Scola””

  1. Avatar Luciano
    Luciano

    Di fatto c’è una contiguità tra cinema e lirica, ambedue possono essere definiti “popolari”, cioè rivolti alle grandi masse (la lirica lo era). Sono due modi di mettere in scena il meraviglioso, il fantastico.
    Luciano

  2. Avatar rosy
    rosy

    “da giovane ho fatto il negro per moltissimi film”….
    che brutta espressione!

  3. Avatar Pim

    @ Luciano:
    A mio parere, non c’è alcuna contiguità tra i due generi di spettacolo: anzi, semmai è il teatro ad essere strettamente imparentato con l’opera lirica. Fellini si rifiutò sempre di portarla in scena; Woody Allen ha ironicamente addotto come scusa la propria pigrizia. Tra i registi che ci si è cimentato (portando addirittura l’opera al cinema) ricordo invece Franco Zeffirelli che, però, ebbe esordi teatrali. Sul contributo di Verdone evito invece commenti…

  4. Avatar Pim

    @ Rosy:
    E’ un vecchio modo di dire tipico dell’editoria, del giornalismo e anche del cinema. In un’epoca più politicamente corretta come la nostra si usa l’espressione ghostwriter: troppo asettica, però, non rende la fatica di chi lavora per conto terzi.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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