Il ventre molle dell'EuropaStamattina, ascoltando per radio le notizie degli attentati a Bruxelles, mi è venuta in mente l’espressione attacco al ventre molle dell’Europa. La capitale belga è la sede delle principali istituzioni continentali, non si può non cogliere un nesso, istituzioni che in questo momento storico stanno dimostrando una totale inadeguatezza. La crisi di leadership è evidente, i dirigenti politici sono deboli, non sanno elaborare progetti fermi e lungimiranti. Sono la cartina al tornasole di un’Europa frammentata e divisa negli interessi locali, chiusa nei propri privilegi, negli egoismi particolari, che non vuole cedere una parte della sovranità statale a enti sovranazionali, che non sa mettere in atto una politica condivisa per il bene comune.

L’Europa non è capace di difendersi dal terrorismo, perché manca un’organizzazione comunitaria preposta a tale scopo, ed è incapace di dare accoglienza alle popolazioni migranti puntando a una strategia complessiva. L’Europa non sa proporre nulla, politicamente e anche culturalmente, perché appare in profonda crisi d’identità: è scissa tra rifiuto, rigetto, e amalgamazione passiva nei confronti degli stranieri senza trovare la giusta via di mezzo che permetta di riconoscere e accogliere la diversità senza perdere contatto con le proprie radici. L’Europa non sa adattarsi dinamicamente ai tempi che cambiano e resta perciò immobile, bloccata, sempre più confusa e incerta, vecchia e retrograda. Il suo ventre molle viene dunque facilmente squarciato da giovani fanatici, manipolati e mantenuti nell’ignoranza, che lo vogliono penetrare, danneggiare, fare a pezzi, i quali giustificano l’aggressione con motivazioni pseudoideologiche e pseudoreligiose.

Solo un’operazione politica collettiva compiuta, che quindi sia orientata anche in senso educativo e sociale, potrebbe essere efficace nei confronti di tale distruttività. Bisognerebbe che l’Europa acquisisse un nuovo modo di pensare e di rapportarsi con la realtà, ma i fatti drammatici di queste ore mostrano che siamo ben lontani dal produrlo.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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