Quando ascolto Paolo ConteConosco le colline terrose dell’astigiano, il verde che si apre agli occhi lungo i tornanti che salgono a scendono e ubriacano di vino rosso, i filari, i paracarri, e sopra i campi si apre un cielo a dismisura, mentre nel cuore cresce la nostalgia di un mare lontano che, se alzi lo sguardo e aguzzi la vista, ti pare persino di vedere – e comunque lo annusi come un can da trifule, ne percepisci la salsedine portata dal vento. È la nostalgia di un Altrove sempre e solo sognato che morde le caviglie, che prende un ritmo migrante eppure familiare, come polvere fine su questa provincia antica che non è ancora stanca. Per questo, quando ascolto le canzoni di Paolo Conte, mi impregno di atmosfere che scavano sotto le mie radici e percepisco quali possibili riferimenti, quali umori e ricordi riportano alla luce – veri o immaginati che siano.

2 risposte a “Quando ascolto Paolo Conte”

  1. Avatar Luciano
    Luciano

    Io ci avrei messo “It’s green dream”, dall’album Razzmataz.

  2. Avatar Pim

    Un brano in b/n nonostante il titolo!
    Trattandosi di Paolo Conte, comunque, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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